L’ARTE COME TERAPIA

L’ARTE COME TERAPIA

di ENRICA  NOTARO

Tra le facoltà umane più importanti l’esperienza artistica riveste una posizione particolare, generalmente riferita alla ricerca estetica e alla sublimazione dell’esperienza, fino a darle valore universale. Tuttavia da un punto di vista più semplicemente funzionale ed utilitaristico, la fruizione dell’arte può essere ricondotta a fini pratici, che possono conferirle esiti inaspettati, come una vera e propria terapia per l’animo umano. In ambito puramente teorico l’arteterapia è una disciplina che si avvale del contributo di varie componenti (psicologia, sociologia, neuroscienze), nell’insieme finalizzate a permettere all’individuo che intende avvalersene di liberarsi da situazioni di sofferenza, apprensione o angoscia, ricostruendo uno stato di equilibrio e serenità interiore, che poi si riflette positivamente anche in ambito socio-relazionale.

Per altro verso, traendo spunto da alcune riflessioni personali sulla necessità di riscoprire il valore autentico dell’associazionismo, avverto il desiderio impellente di condividere una convinzione che ritengo importante, sia come presupposti che come esiti di carattere pratico. Credo che, oggi più che mai, sia fondamentale tornare a dare senso al “fare insieme”, andando oltre i contatti occasionali o di semplice circostanza, che portano ad una partecipazione formale o passiva nel gruppo di riferimento prescelto.

 Come evidenziato da molti studiosi, la possibilità di socializzazione e sviluppare il senso di appartenenza rappresenta una necessità primaria dell’essere umano. Per quanto mi concerne questo bisogno si manifesta in modo profondo e concreto, sfociando nel desiderio di trasformare l’essere soci in una presenza viva, attiva, capace di generare relazioni positive e benessere. In tale ambito sono convinta che l’arte possa essere uno degli strumenti più potenti per compiere questo passaggio, trasformando i “soci passivi” in “soci operosi”.

Sappiamo che l’espressione artistica è sempre stata considerata il collante fondamentale di una comunità. In passato l’arte serviva a raccontare e preservare la storia di un popolo, a rendere visibili i valori condivisi, a creare identità sotto il profilo etnico-culturale. Ad esempio è noto che, fin dalla civiltà dell’antica Grecia, le rappresentazioni teatrali erano un momento partecipativo di forte coesione per la comunità. Specialmente nella tragedia, attraverso il concetto di “catarsi”, si attribuiva all’arte teatrale il potere di purificare l’animo dalle tensioni quotidiane, favorendo l’equilibrio individuale e l’armonia sociale. Ancora oggi questa funzione è riconosciuta come preminente, fino ad affermare che l’arte ha la capacità di smorzare i conflitti interiori, alleviando situazioni di disagio emotivo e creando connessioni autentiche tra le persone.

fig. 2

Dal punto di vista operativo questo significa mettere le capacità artistico-espressive a disposizione della comunità non solo come contributo estetico, ma come strumento di cura, prevenzione e benessere collettivo. Partendo dalla mia esperienza personale, posso affermare che l’arte mi ha aiutata a trovare serenità interiore, per cui avverto un intenso desiderio di condividere questa esperienza, affinché l’energia positiva che ne scaturisce possa riflettersi nelle altre persone disposte a condividerla.

La mia passione per l’arte si è manifestata sin da bambina. Successivamente, nel mio percorso formativo, ho studiato arti figurative presso il Liceo Artistico “Pietro Colonna” di Galatina, ottenendo vari riconoscimenti, tra cui nel 2018 ho conseguito il primo premio al concorso “San Giuseppe da Copertino” nella categoria Scultura. Nel mio sviluppo artistico ho sempre amato sperimentare tecniche e linguaggi diversi. La mia è un’arte polimaterica, che nasce dall’impiego di materiali differenti e prende forma direttamente attraverso l’uso delle mani. Il contatto diretto con la materia mi permette di addentrarmi profondamente nel processo di elaborazione artistica, fino a sentirla come un’entità viva, di cui l’artista può diventare parte efficace e propulsiva. Creare con le mani significa di fatto instaurare un dialogo intimo con l’opera stessa, entrare in relazione con ciò che sta nascendo e vivere l’atto creativo come un’esperienza fisica ed emotiva allo stesso tempo.

fig. 3

Ogni opera d’arte nasce dal desiderio di trasformare l’immaginario in visione, dando forma definita e percepibile a emozioni e pensieri. Inoltre l’arte tende ad adoperare un linguaggio assolutamente libero, capace di esprimersi oltre le parole e i loro ambiti puramente concettuali, permettendo in qualche modo di  “viaggiare nelle emozioni”, che è sicuramente una delle esperienze più profonde della vita. Attraverso le mie opere io cerco sempre di trasmettere sensibilità e introspezione, offrendo a chi le osserva la possibilità di riconoscere e scoprire una parte di sé, che trova agio e modo di manifestarsi in piena libertà.

Nel corso degli anni ho avuto l’opportunità di esporre in pubblico le mie opere, grazie alla casa editrice “Dantebus” e alla Fondazione “Effetto Arte” di Roma, ricevendo attenzioni e critiche da osservatori e curatori di livello internazionale, tra cui José Van Roy Dalí. Ho anche partecipato alla “Top Selection” di New York, e recentemente ho esposto un dipinto in acrilico, ricevendo, tra le altre, una espressione di apprezzamento da parte del critico Vittorio Sgarbi.

Tuttavia, al di là dei riconoscimenti, ciò che guida realmente il mio percorso è la sensibilità e l’impegno orientati alla comunicazione, il che si traduce operativamente in un continuo viaggio tra realtà e immaginazione, tra esperienza personale e desiderio di condivisione. Da questa visione nasce l’idea di utilizzare l’arte come strumento terapeutico, educativo e preventivo, capace di migliorare il benessere psicofisico della comunità di appartenenza. È innegabile che l’arte, nelle sue diverse forme, può stimolare nell’osservatore-fruitore le funzioni cognitive, rafforzare la memoria, prevenire il declino cognitivo, contrastare l’isolamento sociale e il disagio emotivo, favorendo l’inclusione e il dialogo tra le diverse generazioni.

fig. 4

Credo che, entrando nelle scuole con intenti educativi e formativi, l’arte possa accompagnare bambini e adolescenti, favorendone la crescita emotiva, stimolando e indirizzando i loro interessi verso il fare, un’abitudine che può portare a risultati concreti, constatabili e migliorabili nel tempo. Allo stesso modo anche fuori dall’ambito scolastico l’attività artistica, sviluppata in diverse forme e tecniche, può  sostenere le persone anziane nel mantenimento delle proprie capacità cognitive, offrendo spazi di espressione anche a coloro che vivono situazione di fragilità e insicurezza esistenziale, coinvolgendo famiglie e operatori impegnati in attività assistenziali, diventando parte attiva nella realizzazione di percorsi condivisi.

L’arte intesa come terapia risponde all’intento di utilizzare il processo creativo in diversi ambiti (pittura, scultura, manipolazione di materiali vari, collage, musica, fotografia, ecc.), adattandoli alle diverse situazioni ed esigenze, al fine di agire positivamente sul benessere fisico, mentale ed emotivo delle persone. Usata in diversi contesti di applicazione (centri sociali, scuole, ambienti clinici, istituti per anziani) l’esperienza artistica può diventare strumento di cura e coesione sociale, capace di rafforzare il legame tra individui, istituzioni e territorio.

Nelle mie opere a carattere figurativo (fig. 1 – 2) si può cogliere “la potenza delle onde che si infrangono, la delicata carezza della brezza marina, il calore del sole sulla pelle. Sono tutte sensazioni che queste opere durante la creazione mi hanno evocato. Queste stesse emozioni possono essere condivise da qualunque osservatore attento e partecipe”. Invece le opere apparentemente astratte (fig. 3 – 4) sono “un processo di scomposizione e ricomposizione, in cui il panorama viene ridotto a struttura cromatica e ritmo”. Queste opere appaiono astratte, ma in realtà sono frammenti di territorio interiorizzato, mappe emotive più che geografiche”. Anche questa è una prospettiva condivisibile, da proporre come parte di un’esperienza significativa per chiunque.

fig.5

Tornando a motivazioni di carattere operativo più concreto, che appartengono all’esperienza quotidiana nella sua spontaneità e naturalezza, è auspicabile che qualunque forma di espressione artistica possa tornare ad essere ciò che è sempre stata: un ponte tra l’individuo e la comunità, tra emozione e relazione, tra benessere personale e benessere collettivo.