Nella Valle delle Memorie

La cripta di San Nicola

di Massimo Negro

 

Candele accese nella penombra.

Odore di incenso che sinuoso sale verso la volta.

Il suono delle parole, che per prime furono pronunciate secoli addietro in quel luogo, che ti avvolgono. In greco.

Sono stato partecipe di una magia. Una magia che mi ha proiettato indietro di secoli.

Otranto (LE) – Archeoparco – Ingresso

Indietro nella storia. A rivivere la storia. Non solo con la mente e i pensieri, ma con tutto me stesso.

Nella Valle delle Memorie, le memorie hanno ripreso vita, giungendo sino a noi con una intensità straordinaria.

Una magia resa possibile grazie al lavoro instancabile degli amici del Gruppo Archeologico di Terra d’Otranto, e alla presenza di Padre Arsenio della Parrocchia Ortodossa di San Nicola di Myra di Brindisi.

L’antica cripta di San Nicola, finalmente libera da un muro di rovi, canne e vegetazione che l’avevano resa invisibile alla vista, è ritornata alla vita. Nel senso più pieno del termine.

Credetemi, non è stato solo un fatto fisico. Limitato al poter entrare e girovagare tra i pilastri che sorreggono la volta. La breve cerimonia religiosa ha consentito di entrare nel luogo con un carico di sensazioni, di emozioni che hanno reso palpabile e visibile la storia che si è svolta in quei luoghi.

Le operose mani di antichi monaci provenienti dalla Grecia costruirono questo luogo. Le preghiere in greco rivolte a commemorare le loro anime, i canti della liturgia ortodossa, hanno fatto rivivere tra noi la loro presenza.

Un incredibile ponte tra passato e presente. Dove il presente si immerge nei ricordi del passato. E il passato riaffiora e si fa presente.

Otranto (LE) – altro ingresso all’archeoparco

Alla cripta si accede grazie a tre ampi ingressi frontali e da uno laterale meno praticabile. Difficile dire quale fosse l’esatto stato dei luoghi all’epoca in cui venne realizzata. Infatti proprio lo stato e le caratteristiche della volta posta all’ingresso del sito lascia pensare che la copertura potesse anche più ampia o, comunque, che terminasse in modo diverso da come oggi appare.

La planimetria del sito è molto articolata e, a detta del Fonseca, la struttura ha subito diversi rimaneggiamenti nel tempo. Secondo il noto studioso le modifiche più importanti sono state realizzate nella parte dell’ingresso e nell’area delle absidi, dove riscontrò la distruzione di alcuni pilastri, l’apertura di un altro ingresso, e l’escavazione nelle pareti di numerose nicchie e di un granile.

Le tre absidi sono orientate a sud, ma già ai tempi del Fonseca (anni ’70) non si riscontrò la presenza di mense o altri arredi sacri.

La decorazione paretale è pressoché inesistente. Solo poche tracce di intonaco ad eccezione, su uno dei pilastri di accesso, di un nimbo crocesignato e parte del riquadro che conteneva la figura. Molto probabilmente un Cristo.

Galleria con le nicchie

All’interno vi sono diverse iscrizioni in greco. Purtroppo parziali. In una di questa il Fonseca individua un nome, /\ EONTOC, forse quello di un sacerdote. Il possibile resto di una iscrizione votiva.

Un altro nome  è chiaramente visibile su un pilastro, TEOANO (Stefano), dove si riscontrano tracce di affreschi.

Riguardo l’utilizzo del sito e l’epoca della sua costruzione, il Fonseca ritiene che possa avere origini premedioevali. Il che significa che esso, o una sua parte, dovesse già esistere quando in questi luoghi giunsero i monaci basiliani. E’ probabile che i monaci adattarono a luogo di culto un sito che era nato per altri scopi a noi sconosciuti.

Che la zona fosse abitata sin dai primi secoli dopo Cristo ci viene confermato dal rinvenimento, proprio in quella stessa zona, di alcune steli incise in aramaico e greco, la cui datazione dovrebbe risalire all’inizio del cristianesimo. Vale la pena ricordare l’antica tradizione del passaggio pietrino nella zona di Otranto.

Nicchie

Ma sono anche altri i collegamenti con la storia che vengono in mente. A poca distanza si trova quel che resta dell’antica abbazia di San Nicola di Casole. In una mia precedente nota affronto il tema delle origini di questo sito.  Secondo quanto riporta il Codice Torinese, conosciuto come il Typicon Casulanum, il monastero di San Nicola di Casole venne fondato nel 1098 -1099 grazie ad una donazione di Boemondo I principe di Taranto, e di sua madre Costanza, ad una comunità di monaci basiliani guidati da quello che diventerà il primo igumeneo, Giuseppe.

Il Boemondo fa una donazione ad una comunità di monaci già presente sul luogo. Non ci sono testimonianze dirette, ma la cosa è alquanto plausibile se consideriamo quanto riportato nel Carme XVII di San Paolino vescovo di Nola (che mori nel 431 d.C.) dove si legge:

“Te quando passi per Otranto e Lecce / virginee schiere di fratelli e insieme di sorelle / attornieranno cantando il Signore / ad una sola voce”

Che questa comunità a cui il Boemondo effettuò la donazione fosse quella che abitava nell’antica cripta di San Nicola? Che per continuità e ricordo del loro precedente sito abbiano titolato la nascente nuova abbazia a San Nicola?

Non ci sono risposte certe a queste domande.

Di certo è che l’area dove si trova la cripta non fosse un posto isolato e lontano da villaggi. La presenza di numerose cavità lungo il costone roccioso fa intendere che lì dovesse sorgere un vero e proprio villaggio rupestre. Per non dimenticare le tracce, ancora più antiche della presenza di una comunità siro palestinese.

Pietra con incisioni

Ritorniamo nella cripta, che si presenta di dimensioni significative. Sul lato destro parte un cunicolo che porta verso altri invasi ancora non praticabili. La presenza di croci nel tratto percorribile lascia intendere che fossero dei locali comunque funzionali al sito religioso. Per cui non è difficile immaginare (in mancanza di prove documentarie) che la comunità monastica ivi presente non fosse limitata a poche unità.

Lasciamo questi pensieri alle abili menti degli studiosi.

A me, mente semplice, è più che sufficiente immergermi nella pace e nella bellezza di questi luoghi.

Il sito è ora visitabile grazie alla disponibilità della proprietà e all’opera del Gruppo Archeologico di Terra d’Otranto. Un’azione sinergica che ha portato alla nascita dell’Archeoparco di Torre Pinta. Per chi intendesse regalarsi (lo consiglio) qualche ora a contatto con la storia e la natura, potete visitare il sito http://www.archeoparco.org/ o telefonare al 3807784553.