Periodo Ipotetico

PERIODO IPOTETICO di Paolo Vincenti   Se anche avessi il gorgoglio della pignatta al fuoco, sarei più poeta di quanto sono, cioè un poeta da niente, un poeta da poco? se avessi il dolce crepitio che fanno i ceppi nel camino, mi sentirei forse partecipe, più umano? e se avessi il fischiettio del muratore al mattino sarei più lirico di quanto sono? se avessi il dindondio delle campane, nella domenica mattina, saprei scrivere una filastrocca paesana? saprei mischiarmi alla festiva buriana? e se avessi il vocio di una piccola piazza, sentirei l’abbraccio dei miei simili,                      come una calda carezza? se avessi il tintinnio di campanelli, nei giorni che precedono il […]

Storia della pasticceria a Galatina (4^ parte)

Storia della pasticceria a Galatina (4^ parte)

Durante i primi anni del secondo dopoguerra, Galatina si trova in una situazione economica molto critica. Anche il settore commerciale e l’artigianato locale sono in sofferenza e tuttavia negli anni ’50, sull’onda di una lenta, ma inesorabile ripresa, fioriscono nuove, importanti attività imprenditoriali. Il 2 maggio del 1950 viene inaugurato il Bar delle Rose, intitolato alla società composta da: Armando Antonaci, Antonio Duma e Luigi (‘Gino’) Balena.[1] Questo modesto bar, edificato sulla villa comunale in piazza Dante Alighieri, è destinato a diventare tra gli anni ’50 e ’70 un luogo d’incontro nevralgico di tutto il Salento. Comprende un laboratorio di pasticceria al piano interrato, destinato a diventare la “fucina” per […]

Seppellire i morti

Seppellire i morti di Tullia Pasquali Coluzzi Il rito della sepoltura ha rivestito una grande importanza fin dai tempi preistorici. Secondo Eliano, poligrafo greco del II-III secolo d.C., Eracle per primo introdusse la pratica pietosa di seppellire i corpi dei nemici prima abbandonati ai cani. Già nella Sacra Scrittura, prima tra le altre opere di misericordia1, come quella di dare cibo agli affamati e vestire gli ignudi, viene ricordata quella di seppellire i morti. Lo testimonia con toni commoventi l’ebreo Tobia che, deportato con la sua gente a Ninive, nel libro della sua storia, continuando l’elencazione delle sue buone azioni, afferma: “… e se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto […]

Storia della pasticceria a Galatina (3^ parte)

Storia della pasticceria a Galatina (3^ parte)

«Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso», mi disse poco tempo fa un ex fornitore di materie prime alimentari per pasticcerie, originario di Ortelle, «Galatina era considerata la ‘capitale’ della pasticceria salentina». Non si tratta, in realtà, di un’opinione isolata e senz’altro non è nemmeno infondata. All’epoca, infatti, l’arte pasticciera galatinese, oltre ad aver raggiunto un alto livello di qualità e una notevole varietà di prodotti, aveva perfino influenzato la produzione artigianale di Lecce e di diversi paesi della provincia grazie soprattutto al contributo lavorativo e agli insegnamenti di alcuni grandi maestri pasticcieri in verità non tutti originari di Galatina, ma che vi avevano operato per molti anni. […]

Pane e lavoro

Pane e lavoro

Spesso mi sono soffermata a pensare e riflettere su come sarebbe stata la mia vita se non avessi avuto un Lavoro; ma mi soffermo a pensare ancora più spesso e con forte rammarico a chi un Lavoro non lo ha mai avuto, a chi il Lavoro lo ha perso, a chi ha lottato per difenderlo e a chi spesso ha perso la vita per pretenderlo. Non voglio assolutamente tediarvi con analisi politiche e/o economiche di cui siamo quasi tutti esperti grazie ai social e mass media, ma mi sento in dovere di porre alla vostra attenzione un episodio spesso dimenticato o non conosciuto. Mi riferisco a quello accaduto, a guerra […]

Gioacchino Toma

Gioacchino Toma, indagine a cavallo di due secoli – da Sofia Stevens alla Scuola Salentina – di Massimo GALIOTTA Descrivere la figura di Gioacchino Toma è un compito decisamente complesso e, come spesso avviene in questi casi, non si può farlo scindendo dall’artista l’uomo. Così com’è necessario comprendere la situazione storica in cui Toma si inserisce, è altresì utile capire quale uso fare delle numerose fonti bibliografiche disponibili. A tal proposito è essenziale, ai fini di una migliore analisi dei testi che a esso fanno riferimento, scrollarsi di dosso il pesante fardello del suo autobiografico “Ricordi di un orfano” relegandolo al ruolo primigenio, che lo stesso autore gli conferì, una […]

Soprannomi

Soprannomi

Non molto tempo fa, parlando del più e del meno con una ragazza appena conosciuta, alla sua domanda “Di dove sei?”, ho risposto “Otranto”. “Ah!”, ha ribattuto, “sei una fìgghia te li Turchi!”. Un po’ indispettita, le ho reso pan per focaccia, dicendole: “Piacere di conoscerti, Ciùccia!”. È così, infatti, che sono denominati gli abitanti di Botrugno, piccolo centro di Terra d’Otranto. Credo di averla un po’ sconcertata, ma in fondo ho solo dato a “Cesare quel che è di Cesare”. Ci siamo mai chiesti quando e in quale circostanza sono nati questi epiteti così bizzarri, spesso offensivi ed altre volte comici, che noi salentini ci portiamo dietro da tempo […]

Templari salentini

Templari salentini

  A differenza dei tanti Templari più o meno famosi del Meridione d’Italia, che tra la fine dell’undicesimo e l’inizio del quattordicesimo secolo contribuiscono a sostenere le sorti dei crociati in Palestina, quelli di Terra d’Otranto, invece, sono pochi e non sempre si distinguono per coraggio e spirito guerriero. Di questi è degno di nota solo un grande personaggio, una figura scomoda e controversa, che dalla Storia non ha avuto i meritati riconoscimenti ed onori. Si tratta del frate brindisino Ruggero da Flor(es). Per alcuni storici è uno strenuo difensore della causa del Tempio, un valoroso cavaliere che difende con ardimento gli insediamenti cristiani dalle orde saracene; per altri, invece, […]

C’è una bomba a bordo

C’è una bomba a bordo

Il vecchio cacciatorpediniere San Giorgio, ex Pompeo Magno, modificato in nave scuola a favore degli allievi dell’Accademia Navale di Livorno, diminuì la sua andatura fin quasi a fermarsi. Rallentò per pochi istanti, giusto il tempo necessario per imbarcare il pilota portuale che l’avrebbe guidato sino al molo d’ormeggio, e riguadagnò velocità. Per l’equipaggio e per i pinguini (così erano soprannominati i cadetti dell’Accademia a causa della loro caratteristica divisa) quel rallentamento fu l’inequivocabile segnale dell’arrivo a New York. Tutti raggiunsero il proprio posto di manovra ancor prima che l’ordine fosse impartito e, fatto straordinario, anche meccanici e motoristi si aggiunsero alle sezioni del personale di coperta, tutti rigorosamente in divisa […]