Fedele Albanese

Fedele Albanese di Rosanna Verter 12 marzo 1882: i redattori de IL MONITORE odono un colpo di pistola, si precipitano nell’ufficio del direttore Fedele Albanese: è seduto sul divano, la testa reclinata sulla spalla, un mazzolino di viole all’occhiello del cappotto; a terra il suo sigaro ancora acceso e la mano destra che impugna la pistola con la quale si è sparato un colpo alla tempia destra. Muore così, a soli 37 anni, il nostro concittadino, giornalista eccezionale e garibaldino coraggioso. Muore anche il suo sogno: un giornale tutto suo che dopo appena quattro mesi, senza gli aiuti economici promessi, non è in grado di sopravvivere e cessa quindi le […]

Mestieri scomparsi

C’erano una volta, ora non più MESTIERI SCOMPARSI di Emilio Rubino Attraverso i secoli, l’uomo le ha provate ed “inventate” tutte pur di arrabattarsi alla miglior maniera e sbarcare il lunario. Quando si ha bisogno, quando si è poveri in canna, quando in casa manca tutto e bisogna ad ogni costo portare qualcosa per sfamare i propri congiunti, è necessario darsi da fare, stringere le meningi per inventarsi qualsiasi lavoro, impegnativo o meno che sia, sobbarcarsi a quelle attività, anche se degradanti ed umilianti, che consentano di raggranellare un po’ di danaro per i bisogni infiniti della vita. Oggi è più facile vivere, anche se con preoccupazione e fra tanta […]

La repubblica neritina

Il 9 aprile 1920 i contadini di Nardò si sollevarono contro lo strapotere dei latifondisti LA REPUBBLICA NERITINA Al grido di “pane, lavoro e libertà” oltre cinquemila rivoltosi, capeggiati da Giuseppe Giurgola e Gregorio Primativo, occuparono il Palazzo di Città e tennero testa per un’intera giornata alle forze dell’ordine accorse in gran numero dal capoluogo di Emilio Rubino Per attirarsi le benevolenze e i favori del popolino e per mantenerlo nell’alveo dell’ordine pubblico e del quieto vivere, i governanti di ogni epoca e di ogni luogo puntavano essenzialmente al raggiungimento di due obiettivi di estrema importanza. Come prima cosa, essi garantivano a ogni cittadino una razione giornaliera di pane per […]

Lu sale

Da sempre è considerato il simbolo della saggezza IL SALE ovvero L’ORO BIANCO di Emilio Rubino Conosciuto in tutto il mondo e in tutte le epoche per i suoi molteplici usi, soprattutto gastronomici, il sale, metaforicamente parlando, indica intuito, intelligenza, sapienza, tant’è vero che i toscani, con la parola “sciocco”, si riferiscono sia ad un cibo insipido sia ad una persona scarsa di senno. Nel nostro Salento chi difetta di tali requisiti si dice che “nu’ ttene sale ‘n capu”. Lo stesso Gesù (Matteo 5:13), rivolgendosi ai suoi discepoli, asseriva: ”Voi siete il sale della terra”; ed ancora (Marco 9:50) sempre ai medesimi: “Abbiate sale in voi stessi e mantenete […]

Le ùlie

Vita nei campi  LA “COTA DE LE ULIE” E LA “RIMUNDA” Antiche usanze contadine che si perpetrano nel tempo. L’agricoltura, pilastro portante dell’economia salentina oggi come nel passato  di Valentina Vantaggiato Visto il mio amore per il Salento e per tutto ciò che lo caratterizza, ho sentito il bisogno di approfondire due argomenti che fanno parte di noi da millenni: la “cota de le ulie” (raccolta delle olive) e la “rimunda” (rimonda). Per avere qualche informazione in più su questi temi, ho fatto una lunga chiacchierata con un ragazzo di Cànnole che ormai da tempo, insieme a tre altre persone, si prende cura dei circa mille alberi d’ulivo di donna […]

Canti popolari

Cultura d’altri tempi I CANTI POPOLARI Espressione dei sentimenti della nostra gente di Piero Vinsper I canti popolari rappresentano il materiale culturale trasmesso, di generazione in generazione, sia nelle occasioni più significative sia nei momenti più quotidiani della vita. Vera espressione di cultura popolare, il canto ha segnato, in maniera profonda, il tempo delle nostre genti: l’infanzia, la fanciullezza, l’amore, il lavoro, la fede, la vita, la morte. Si cantava sempre; i bambini venivano educati al canto con le ninne nanne sussurrate dalle donne più anziane o dalle mamme. Con canti e filastrocche i fanciulli giocavano nelle corti, nelle vie, nei vicoli delle città, sulle aie, lungo le carrare (viae […]

La fusciuta

Un fenomeno sociale scomparso definitivamente solo trent’anni fa LA “FUCIUTA” La “fuciuta” rappresentava, per alcune coppie di giovani fidanzati, l’unico modo possibile di coronare il sogno d’amore, soprattutto quando la loro unione era osteggiata dai genitori di Emilio Rubino Oggi, con la vita completamente diversa rispetto a quella di una volta, non si sente più dire in giro che due fidanzati sono “scappati via” di casa per motivi d’amore, ma un tempo… un tempo, nei nostri rigidi e sonnacchiosi paeselli di provincia, era ricorrente venire a conoscenza che Tizio e Caia erano “fuciuti de casa[1]”. Ma perché accadevano con una certa frequenza simili fatti, che oggi ci sembrano assurdi? L’indagine […]

Costumi salentini

Anche da morti si ostentava la propria condizione sociale I funerali dei “signori” d’un tempo Sia nel palazzo sia in strada che in chiesa si doveva osservare un rigido protocollo, al quale dovevano sottostare i parenti, gli amici e, in particolar modo, chi aveva dei rapporti commerciali con la famiglia del defunto e coloro che erano alle sue strette dipendenze.  di Emilio Rubino  In passato, anche l’avvenimento legato alla morte era per i ricchi del paese l’occasione per ostentare tutta la notorietà e la stima che il defunto e la sua famiglia riscuotevano nell’ambito della comunità cittadina. Più che momenti di dolore e di sconforto per la perdita del proprio […]

Le ingiurie salentine

I soprannomi dei salentini ALLA SCOPERTA DELLE INGIURIE SALENTINE “Cucuzzari”, “Passaricchi”, “Pedi Niuri”, “Zzucàri”, “‘Uttari”, “Macari”, “Carzi larghi” e via dicendo. Ciascun paese ha il suo epiteto che ne racconta la storia, gli usi e i costumi. di Valentina Vantaggiato Non molto tempo fa, parlando del più e del meno con una ragazza appena conosciuta, alla sua domanda “Di dove sei?”, ho risposto “Otranto”. “Ah!”, ha ribattuto, “sei una fìgghia te li Turchi!”. Un po’ indispettita, le ho reso pan per focaccia, dicendole: “Piacere di conoscerti, Ciùccia”. E’ così, infatti, che sono denominati gli abitanti di Botrugno, piccolo centro di Terra d’Otranto. Credo di averla un po’ sconcertata, ma in […]

Padroni e servi

Una condizione umana umiliante e penosa ancora in essere sino agli ‘50 PADRONI  E  SERVI Solo da pochi decenni molte famiglie salentine si sono affrancate dalla sudditanza economica, culturale e psicologica nei confronti dei signorotti locali di Emilio Rubino Non c’è bisogno di andare troppo indietro nel tempo per comprendere i fatti che stiamo per raccontare, perché essi sono ancora vivi nel ricordo delle persone più anziane. Nella loro psiche sono ancora presenti i segni indelebili dell’antica soggezione che avevano verso i “signori” del paese, unici detentori del potere economico e politico. I racconti di questa povera gente sono infarciti di rabbia e di lacrime, sono pietre rumorose che rotolano […]

Il morto redivivo

Sopravvisse al terribile colera del 1855 FRANCESCO PANO “CHIARELLA” il morto redivivo di Nardò di Emilio Rubino Prima di entrare nel vivo del discorso, è doveroso fare una breve relazione sulle condizioni di vita della gente salentina nel 1800. Ricorreva l’anno del Signore 1855 e il sole dardeggiava implacabile sugli uomini e sulle nostre assetate contrade, bruciacchiando i raccolti e rendendo marcescibili e puzzolenti i rifiuti che insozzavano le città salentine, Nardò compresa. In tali condizioni, il colera di quell’infausta annata trovò facile terreno per moltiplicarsi, esplodendo nella più acuta aggressività maggiormente negli ambienti popolari, ove la miseria, la mancanza assoluta di igiene, la promiscuità e l’incultura albergavano sovrani da […]

GENTE DI MARE

GENTE DI MARE

Il Capitano di Andrea Tarantini Dopo ore di navigazione la prima persona che la luce toccava era il capitano. Era l’ultima persona che andava a dormire e la prima a svegliarsi. Timonava nella notte e la guardava in faccia: dopo anni di “strade” senza luce aveva trovato certezze senza bisogno di vederle. Parlava poco il capitano, ma quando lo faceva il silenzio che supportava le sue parole era tombale. Tutti si irrigidivano e davano massima attenzione a quello che diceva: di solito ordini. Erano rare le sue emozioni, ma vere. Quando si intravedevano avevano lo stesso effetto dell’onda lunga, travagliavano in fondo. Era una certezza anche quando fuori c’era il […]