OUTVERSE:  LA MUSICA FUORI DAGLI SCHEMI

OUTVERSE

LA MUSICA FUORI DAGLI SCHEMI

 di Pietro  Antonaci

 

I giovani tendono a trovare in ogni tempo modalità innovative per la realizzazione dei loro interessi prevalenti e per gli strumenti di comunicazione di cui fanno uso per tenersi in contatto. In passato ciò avveniva mediante lo scambio di corrispondenza, inizialmente non molto veloce, poi reso assai più rapido dal servizio postale organizzato dallo stato. Quindi l’invenzione del telegrafo e poi del telefono ha permesso l’istantaneità dei contatti. Infine è arrivata Internet, che ci consente connessioni permanenti full-time con modalità varie sia di tipo uditivo che visivo.

La musica è sicuramente uno degli interessi più diffusi e coinvolgenti per i giovani. Lo è sempre stata, e non solo in funzione di intrattenimento come ascolto, ma anche di socializzazione mediante la partecipazione collettiva a concerti, oppure a opere teatrali, e ancor di più attraverso il ballo, che permette il contatto fisico accompagnato dal ritmo di un’esecuzione musicale. È facile constatare come la musica continui ad esercitare un fascino quasi irresistibile per i giovani e talvolta riesca anche a stimolare una maggiore consapevolezza.

Ciò avviene quando si ha la fortuna di imbattersi in autori musicali particolarmente sensibili e dotati, che attraverso le loro composizioni affrontano temi di grande rilevanza, riuscendo ad incidere a fondo sugli ascoltatori.  Perché essi in un brano musicale possono trovare uno spaccato di realtà vissuta, con tutte le problematicità che l’esistenza umana comporta. Parliamo di quei compositori che vengono definiti autori impegnati, artisti di grande personalità, che hanno segnato il loro tempo, come Modugno, Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, nomi che tutti ricordano e i cui brani riascoltano con piacere.

Questa puntualizzazione iniziale intende sottolineare  che la musica non è, anzi non è soltanto, un diletto prodotto dall’ascolto di note e accordi armoniosi, in quanto alcuni autori mediante il testo narrano storie vere o verosimili, affrontano e dibattono problemi sociali o situazioni esistenziali di grande drammaticità, che incidono profondamente sul nostro vissuto e sulla nostra capacità di risposta verso quella parte di umanità che si trova esposta al male e al dolore. Quello che probabilmente troppo spesso dimentichiamo, di fronte ad una apparente crescita di libertà tramite nuove tecnologie e dispositivi, è che la spinta verso l’empatia mossa dalla consapevolezza della sofferenza, sia nostra che altrui, non potrà mai essere sostituita da un algoritmo, perché soprattutto la sofferenza, guidata dalla coscienza, è il carburante con cui ogni essere umano ha potuto permettersi di evolvere nel tempo e conservare la sua umanità.

Considerando le modalità con cui viene organizzata oggigiorno la fruizione di ciò che si produce nell’ambito della musica, spesso si assiste ad un tipo di “arte” ridotta alla proposta di un semplice bene di consumo, un prodotto voluttuario fine a sé stesso, generato con strumenti tecnologici sempre più sofisticati, e totalmente incomprensibile, non solo come genesi, ma anche come significatività sia di testo che di tessitura musicale. E invece sappiamo che l’arte, quella vera, è un insieme di processi mentali, fisici e spirituali, che quotidianamente ci portano a guardare dentro noi stessi, spingendoci verso un’evoluzione che genera comportamenti razionali, responsabili e solidali. Se è un errore pensare che l’arte salverà il mondo, non è sbagliato pensare che attraverso l’arte gli uomini possano comprendersi, accettarsi e convivere molto meglio che se lo facessero obbedendo unicamente all’istinto.

Da questi presupposti è nato il mio progetto artistico chiamato “OutVerse”, per iniziare a condividere un tipo di arte “nuova” con chi è pronto ad accogliere questo cambiamento. Il nome non casualmente prende spunto e riecheggia “Metaverse”, ossia la realtà virtuale, ma senza demonizzare lo sviluppo tecnologico. Sarebbe d’altronde un paradosso porsi in antitesi rispetto alle potenzialità della tecnologia, in quanto è grazie ad essa che “OutVerse” intende realizzarsi. Lo scopo del progetto è proporre a chi vuol esserne partecipe di intraprendere un’esperienza particolare attraverso la musica, ma non mediante un semplice ascolto statico e passivo, bensì con l’intento di poter compiere un viaggio esplorativo intorno all’argomento trattato in ogni brano musicale proposto.

Questo progetto si articola in fasi diverse, ed è sostenuto da 3 modalità comunicative e di condivisione con il pubblico:

  1. La pubblicazione mediante il canale Web Telegram “OutVerse – Pietro Antonaci”, che comprende il videoclip ufficiale delle canzoni proposte, e inoltre vari contenuti secondari a corredo, che permettono molteplici forme di approfondimento (locandine dei concerti in previsione, interviste, dipinti e riflessioni sui temi trattati, ecc.);
  2. Passaggi in radio locali partenariate, che riprendono le esecuzioni musicali con opportuni riferimenti, che prospettano ulteriori sviluppi e modalità operative rivolti a sollecitare e facilitare l’intervento degli ascoltatori, valorizzando il loro apporto;
  3. Concerti live organizzati a tema in locations di facile accesso e di sicuro richiamo.

I brani quindi non saranno più presenti su YouTube, Spotify o qualsiasi altra piattaforma digitale (eccetto Telegram), ma unicamente su “OutVerse – Pietro Antonaci”, che prenderà effettivamente le sembianze di un sito Web, con l’avvento di Internet 3.0.

L’idea di fondo del progetto è infrangere gli schemi consueti, per costruire qualcosa di nuovo e coinvolgente con la musica, superando un approccio frettoloso che punta al puro intrattenimento e rivolgendosi ai giovani che vogliono affrontare la quotidianità con spirito fattivo, senza cedere alla facile omologazione, bensì operando in modo costruttivo per superare la paura del vuoto e i momenti difficili della vita, vedendola come un’opportunità per cogliere al meglio tutto ciò che essa può offrire.

La caratteristica innovativa dell’iniziativa dunque è quella di essere indipendente da un tipo di distribuzione del prodotto artistico che risulta sempre più monopolizzata da un’industria che mira a prediligere la quantità sulla qualità, con la creazione di una sorta di “artigianato musicale” rivolto ad un pubblico sostanzialmente acritico e passivo..

Questo progetto è invece un invito a mettere da parte gli schemi tradizionali per un momento, per poter scoprire una piacevole sensazione di novità e gradevole leggerezza, come un vento che permette a quello che siamo veramente di poter emergere, spingendo il cuore e l’intelletto a muoversi liberamente come fossero piume.