Presenza dei Frati Minori nel Convento S.Caterina di Galatina dal 1385 al 1493

 

Presenza dei Frati Minori nel Convento S.Caterina di Galatina dal 1385 al 1493

di Pietro Congedo

 

Francesco d’Assisi (1181-1226), convertitosi (1206) dopo una giovinezza ricca e spensierata, rinunciò alle ricchezze paterne e iniziò una vita di penitenza e di predicazione. Quando ebbe un gruppo di seguaci fondò il primo nucleo della Congregazione dei fratelli (frati) francescani, attorno ai principi della “fraternità” estesa a tutti gli esseri del creato, della “minorità” intesa come sottomissione completa alla Chiesa e dell’assoluta “povertà”. Ricevuta una prima approvazione verbale da parte di papa Innocenzo III, l’Ordine dei Frati Minori fu riconosciuto definitivamente nel 1223 da papa Onorio III , che ne approvò la regola.

Dal 1378 a Roma sedeva sul trono papale Urbano VI (al secolo Bartolomeo Prignano), il quale, governando la Chiesa con eccessivo rigore, provocò il Grande Scisma d’Occidente e, quindi, la presenza in Avignone dell’antipapa Clemente VII.

Il suddetto Pontefice romano per il suo difficile carattere finì col mettersi contro il re Carlo III d’Angiò Durazzo, che lui stesso nel 1381 aveva voluto sul trono di Napoli. Pertanto fu costretto a rifugiarsi a Nocera presso il proprio nipote conte Francesco Prignano, il cui castello nel gennaio 1385 fu cinto d’assedio dalle truppe durazzesche. Egli nel luglio dello stesso anno fu liberato e fatto imbarcare da Barletta alla volta di Genova da truppe mercenarie comandate da Raimondo (detto Raimondello) del Balzo Orsini, conte di Soleto e signore di S. Pietro in Galatina. A richiesta di questi il 25 marzo 1385 Urbano VI emanò due bolle: la prima, detta “Piis votis”, autorizzava lo stesso  del Balzo Orsini a costruire nella Terra di S. Pietro in Galatina una Chiesa, un convento e un ospedale dedicati a S. Caterina d’Alessandria, mentre con la seconda, detta “Sacrae vestrae”, gli stessi edifici venivano affidati ai Frati Minori della Provincia di Calabria, cioè dell’odierna Puglia, che allora era appunto detta Calabria.

Dal testo di entrambe le bolle si evince che era già in atto la costruzione del convento e della Chiesa nella quale  si sarebbe dovuto officiare in latino, al fine di favorire la partecipazione alle funzioni           religiose dei galatinesi, la maggior parte dei quali non comprendeva più la lingua greca usata ancora dal clero diocesano locale.

Quando nel 1391 detta costruzione fu portata a termine, già da due anni regnava il successore di Urbano VI , cioè papa Bonifacio IX, al secolo Pietro Tomacelli, nato a Casaranello nel 1356, da genitori di un’antica famiglia baronale venuta in Terra d’Otranto per contrasti con il governo angioino. Il nuovo Pontefice confermò Raimondo del Balzo Orsini nella carica di “gonfaloniere della Chiesa” (già conferitagli da Urbano VI) e nell’incarico di protettore dei privilegi ecclesiastici nel regno di Napoli. Inoltre il 3 agosto 1391, per esplicita richiesta dello stesso  conte, con la bolla “Pia vota” autorizzò il Vicario generale dei Frati Minori Osservanti di Bosnia, fra Bartolomeo della Verna, ad accettare per sè e per i suoi confratelli il complesso cateriniano, dal quale  furono quindi estromessi i Frati Minori della Provincia di Calabria.

Perché fu voluto questo cambiamento?  Per rispondere a questa domanda è necessario tener presente che, a partire dalla seconda metà del ‘300 (cioè solo pochi decenni dopo la morte di S. Francesco), nell’Ordine minoritico erano nate e si erano sviluppate esperienze tendenti a riproporre, in maniera rigorosamente fedele, l’originalità della regola di S.Francesco, basata sull’assoluta povertà. Evidentemente Raimondello del Balzo Orsini apprezzava molto queste tendenze restauratrici, che andavano sotto il nome di Osservanza Francescana, le quali più che in Italia si erano affermate nella Penisola Balcanica, in Bosnia, dove ne era stata istituita una Vicaria generale, alla quale era stato preposto il suddetto fra Bartolomeo della Verna.

Fino al 1391 i Frati Minori Osservanti non erano stati presenti nel Regno di Napoli, pertanto Bonifacio IX di buon grado li aveva autorizzati a dimorare in S.Caterina ed in altri conventi che avrebbe potuto mettere a loro disposizione il conte del Balzo Orsini. Questi, infatti, procurò agli Osservanti i conventi S. Francesco di Gallipoli, S. Francesco di Altamura e S. Francesco di Minervino Murge. Anche altri Signori donarono conventi a detti monaci, perciò fu istituita una Custodia dell’Osservanza Francescana, cioè una struttura monastica intermedia tra il singolo convento e la Provincia, che ebbe il suo centro nel Convento S. Caterina di Galatina.

In breve detta Custodia assunse dimensioni notevoli grazie al carisma di fra Bartolomeo della Verna, il quale fu molto stimato dai romani Pontefici, che nel travagliatissimo periodo storico dello Scisma d’Occidente (1378-1417) di buon grado assicuravano il loro sostegno alle sane forze spirituali espresse dalla Chiesa.

Non è facile ricostruire la storia della Custodia S. Caterina istituita in Galatina. Gli storici dell’Ordine Francescano citano un solo custode, e precisamente Frate Pietro de Miilis “ex Bosnae oriundum”.

E’ verosimile che fra Bartolomeo della Verna abbia dettato per la Custodia galatinese norme analoghe a quelle in vigore in altre Custodie dell’Osservanza sorte anteriormente, come per esempio la Custodia di Terrasanta, nella quale era, fra l’altro, proibito ai frati di accettare oro, argento e oggetti preziosi  per le confessioni o come elemosine per le SS. Messe.

Secondo P. Benigno Perrone, che ha pubblicato un’opera in due volumi sull’Osservanza Francescana nella Terra d’Otranto, proprio a fra Bartolomeo risalirebbe la grande devozione per il

  1. Sacramento che hanno sempre avuto i galatinesi. Infatti fin dalla fine del XIV secolo dalla Chiesa di S. Caterina partiva, guidata e presieduta dal padre Guardiano del Convento, la processione del Santissimo nella ricorrenza del Corpus Domini, sia il giovedì della festa che la domenica successiva e nel giorno dell’ottava. Inoltre ai Frati Minori Osservanti sarebbe dovuto quel tipo di apostolato svolto con la predicazione in lingua italiana e quel  processo di  affermazione del   rito e della lingua latini nel Basso Salento, che gradualmente condussero alla quasi scomparsa della liturgia bizantina e alla riduzione della lingua greca come idioma parlato.

Successivamente lo stesso papa Bonifacio IX con la bolla “Annuere consuevit”(26 aprile 1403) sottopose direttamente alla S. Sede, togliendone la giurisdizione all’arcivescovo di Otranto, il Complesso cateriniano, che disponeva di un ricco patrimonio, in quanto il Fondatore e sua moglie, la contessa di Lecce Maria d’Enghien, lo avevano dotato rispettivamente dell’importante feudo di Aradeo e di quello di Torrepaduli.

Il Pontefice conferì anche il diritto di patronato ( jus patronatus ) su Chiesa ed ospedale al Fondatore e ai suoi successori, che ebbero quindi la facoltà di nominare il rettore e i procuratori del nosocomio. Questi costituivano una Curia che doveva provvedere all’amministrazione del suddetto patrimonio, le cui rendite dovevano essere impiegate per la cura degli ammalati, per l’assistenza dei poveri e per la somministrazione ai Frati vitto, vestiario e “del vino e dell’olio pel debito mantenimento della Chiesa”. La nomina a rettore però non doveva essere conferita a membri della Comunità minoritica, della cui vocazione alla povertà lo stesso conte Raimondo del Balzo Orsini era pienamente consapevole.

La Regolare Osservanza Francescana nel 1415 ebbe il riconoscimento ufficiale dal Concilio di Costanza ( 1414-1418). Essa poi fu resa indipendente l’11 gennaio 1446 da papa Eugenio IV, che istituì il Vicariato Cismontano (per l’Italia) e quello Ultramontano (che comprendeva anche la Bosnia). Ovviamente del primo fece parte il Convento S.Caterina di Galatina.

Dopo la morte di Raimondo del Balzo Orsini,  avvenuta improvvisamente il 17 gennaio 1406, il suddetto diritto di patronato passò alla moglie Maria d’Enghien, tutrice del figlio undicenne Giovanni Antonio, principe di Taranto, qual era stato il padre fin dal 1399. Questi, raggiunta la maggiore età, non fu prodigo verso il complesso cateriniano. A tal proposito B. Papadia ha scritto testualmente: “… non essendo la liberalità una delle sue doti, nulla operò a favore dell’ospedale e solo costruì il coro della Chiesa di S.Caterina”. Questo atteggiamento dell’erede di Raimondello è confermato dal fatto che egli mise in vendita il casale di Bagnolo e il feudo di Petrore, beni di sua proprietà, che furono acquisiti al patrimonio cateriniano grazie alla munificenza di sua madre, la quale al pagamento dei prezzi da lui riscossi contribuì rispettivamente con le somme di 100 e 45 once d’oro. Comunque ciò avveniva mentre detto patrimonio si arricchiva sempre più con le donazioni di altri benefattori.

Nel 1446, mentre il diritto di patronato era esercitato da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, il papa Eugenio IV, avendo appreso che i Frati Minori Osservanti erano soliti ingerirsi incautamente ed  indebitamente negli affari amministrativi dell’ospedale, intervenne con la bolla “ Ex iniuncto” per         meglio definire i criteri gestionali per il patrimonio cateriniano. In particolare, dopo aver richiamato i monaci al rigoroso rispetto del voto di povertà ( in virtù del quale potevano accettare soltanto elemosine ), dispose quanto segue:

– l’amministrazione dell’ospedale doveva essere separata da quella di chiesa e convento;

– colui che aveva il diritto di patronato avrebbe nominato il rettore e i procuratori per la gestione del patrimonio, previo assenso del Guardiano del convento;

– il rettore e i procuratori erano tenuti a utilizzare i proventi dei feudi secondo le intenzioni del Fondatore, cioè per l’accoglienza e la cura degli ammalati e per l’assistenza dei poveri, oltre che per la fornitura ai Frati di cibo, di vestiario e del necessario all’esercizio e manutenzione della Chiesa.   Dal punto di vista politico il principe di Taranto  fu coinvolto nelle vicende successive alla morte della regina di Napoli Giovanna II d’Angiò Durazzo. Nella guerra di successione egli, dopo essersi barcamenato fra le fazioni in lotta, si schierò definitivamente col re d’Aragona Alfonso V, che nel 1443 vinse la guerra e divenne re di Napoli con il nome di Alfonso I. Questi concesse la signoria della città portuale di Bari e la nomina a gran connestabile del regno (con l’appannaggio di centomila ducati annui) al suo valido sostenitore G. A. del Balzo Orsini, che , come ha scritto Benedetto Croce, possedeva “…sette città arcivescovili, trenta vescovili e più di trecento castelli e da Salerno a Taranto viaggiava in terre sue”. L’amicizia fra i due fu poi cementata con un vincolo di sangue, perché nel 1446 Ferrante d’Aragona, figlio naturale ma erede designato di Alfonso I, sposò Isabella Chiaromonte, figlia del conte di Copertino e di Caterina del Balzo Orsini e quindi nipote di Giovanni Antonio. Ciò nonostante, quando Ferrante, alla morte padre (1458),  ascese al trono di Napoli, col nome di Ferdinando I, non fu mai in buoni rapporti con lo zio acquisito, il quale morì di morte violenta e senza figli legittimi nel  1463.

Il Sovrano, anche se sospettato di essere il mandante dell’assassinio del principe del Balzo Orsini, s’impossessò degli averi e dei  privilegi dello stesso, acquisendo così anche il diritto di patronato sul Complesso cateriniano, che divenne dunque “regio patronato”. Per effetto di questo diritto, che il Sovrano esercitò direttamente  o tramite i suoi figli per almeno tre decenni, la Chiesa di S. Caterina fu dichiarata “Cappella Reale” e ai  galatinesi fu concesso di avere due loro  rappresentanti  in  seno        alla Curia che amministrava l’ospedale cateriniano e il relativo patrimonio. Ferdinando I morì il 25 gennaio 1494, proprio quando, dopo aver fatto reprimere nel sangue la cosiddetta “congiura dei baroni”, era impegnato a scongiurare diplomaticamente l’invasione del Regno di Napoli da parte del re di Francia Carlo VIII.