IL MISTERO DI
RAPA NUI
di Monica Collarile
Gli abitanti polinesiani di Rapa Nui (Isola di Pasqua) scolpirono, tra il XIII e XIV secolo, circa mille moai nel tufo estratto dal vulcano Rano Raraku. Sebbene, ad un primo sguardo, sembrino solo teste, molte di queste statue hanno un corpo intero, sepolto da secoli di sedimenti. Queste spettacolari statue sono rappresentazioni di antenati divinizzati e venivano collocate su piattaforme cerimoniali chiamate “Ahu”, rivolte verso i villaggi con lo scopo di proteggere spiritualmente i propri abitanti.
Da secoli però, ciò che realmente ha continuato a sorprendere è come avessero fatto i creatori di queste statue a trasportarle dalla cava agli altari, alcuni dei quali situati a più di 10 chilometri di distanza. Ci si chiedeva, infatti, come una civiltà isolata, senza ruote, senza animali da tiro né gru, fosse riuscita a trasportare sculture che pesano circa cinque tonnellate (ma possono arrivare anche a ottanta) lungo diversi chilometri di terreno accidentato.
Ora per merito di un team multidisciplinare di scienziati, uno dei più grandi enigmi archeologici del pianeta è stato risolto. Essi hanno dimostrato che la teoria secondo cui i moai “camminavano” non era semplicemente un mito ma corrispondeva a realtà.
Grazie a una particolare combinazione di archeologia, fisica e tecnologie all’avanguardia, gli studiosi sono riusciti a riprodurre il “bilanciamento controllato”, che ha permesso loro di spostare le colossali statue dell’Isola di Pasqua, ponendo fine così a otto secoli di mistero e dando conferma certa che i giganti di pietra definiti moai venissero spostati in verticale.
Per secoli le leggende dei Rapa Nui, tramandate oralmente, parlavano di statue che «camminavano da sole», guidate dal Mana (potere spirituale degli antenati), cosa che per molto tempo è stata considerata pura mitologia. Tuttavia il nuovo studio ha dimostrato che gli antichi isolani non stavano esagerando. Il team guidato dagli archeologi Carl Lipo (dell’Università di Binghamton) e Terry Hunt (dell’Università dell’Arizona) ha utilizzato la modellazione 3D, l’analisi fisica e la sperimentazione sul campo per testare la cosiddetta “ipotesi del moai che cammina”.

Dopo aver scansionato digitalmente oltre novecento moai, gli esperti hanno scoperto alcune caratteristiche chiave nel loro design: una base a forma di D (semicircolare), un’inclinazione in avanti compresa tra cinque e quindici gradi, e un baricentro basso. Queste particolarità non erano casuali: erano pensate per consentire un movimento oscillatorio laterale. Questa nuova ricerca rivela che le statue moai dell’Isola di Pasqua sono state costruite per camminare in posizione eretta con un movimento ritmico oscillatorio.
Per verificare l’ipotesi, i ricercatori hanno costruito una replica di moai dal peso di 4,5 tonnellate e proporzioni simili a quelle delle sculture autentiche, e hanno dimostrato che, con solo 18 persone e utilizzando tre corde, era possibile farlo “camminare” per cento metri in appena quaranta minuti. Il metodo consisteva nel tirare alternativamente da entrambi i lati, facendo oscillare la statua e avanzare a zig-zag, come se stesse facendo dei passi, e questo, secondo gli scienziati, è un metodo efficiente e relativamente veloce.
«Una volta che la metti in movimento, non è affatto difficile: basta tirare con un solo braccio. Si risparmia energia e si muove molto velocemente», spiega Carl Lipo, coautore dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Archaeological Science. «La difficoltà sta nel farla oscillare fin dall’inizio. La fisica ha senso. Quello che abbiamo visto sperimentalmente funziona».
Un’altra scoperta fondamentale è stata l’analisi della rete di antiche strade dell’isola. Queste vie, larghe circa 4,5 metri e con profilo concavo, erano perfette per stabilizzare le statue durante il trasporto. «Ogni volta che gli isolani spostavano una statua, era come se stessero costruendo una strada. Le strade erano la risultante del movimento della scultura», ha affermato Lipo, spiegando che i rapa nui costruivano le carreggiate man mano che avanzavano con le statue.
E che dire delle statue cadute? Una delle obiezioni più comuni all’ipotesi del moai camminante era l’esistenza di statue cadute lungo le strade. Ma anche per questo c’è una spiegazione: molte di queste statue mostrano segni di essere state raddrizzate, o almeno di averci provato, il che suggerisce che siano cadute durante il trasporto verticale. Inoltre la distribuzione dei moai incompiuti vicino alla cava segue un modello di «decadimento esponenziale», comune nei fallimenti logistici dei sistemi di trasporto meccanico. In altre parole, più si cercava di allontanare un moai dalla cava, più era probabile che qualcosa andasse storto.
«Ciò dimostra che il popolo di Rapa Nui era incredibilmente intelligente. Hanno risolto il problema», ha commentato l’esperto. Ci riuscirono adattandosi alle loro risorse e sfruttandole al massimo, dimostrando in tal modo di avere una profonda conoscenza della fisica, dell’equilibrio e dei materiali senza bisogno di strumenti sofisticati.

