SU “GIOACCHINO TOMA 1836-1891

SU “GIOACCHINO TOMA 1836-1891

INDAGINI SCIENTIFICHE DI TRE DIPINTI INEDITI”, IL LIBRO CHE RICORDA L’ARTISTA NEL 190° DALLA NASCITA

di Massimo Galiotta

Il 24 gennaio di quest’anno si è ricordato Gioacchino Toma in occasione dell’anniversario della nascita. La ricorrenza è stata dunque l’occasione per rendere pubblici i risultati delle tre compagne diagnostiche condotte ad Ascoli Piceno nei laboratori di A.R.T. & Co., Spin-off dell’Università di Camerino, su tre dipinti recentemente riemersi – tra il 2017 e il 2021 – all’attenzione del pubblico e degli studiosi.

Copertine del libro

Finito di stampare nel mese di dicembre 2025 e pubblicato a gennaio 2026, in occasione dell’anniversario della nascita (24.1.1836-24.1.2026), il libro è la prima completa indagine condotta su un nucleo di dipinti riconducibili a Toma, tra i maggiori pittori dell’Ottocento italiano. Le opere prese in considerazione – Autoritratto di Genova, Profilo di fanciulla con orecchino e Orsolina di Mantova – raccontano tre diverse storie che arricchiscono la conoscenza del profilo artistico del Maestro e rappresentano una base di studio imprescindibile per ulteriori ricerche. Inoltre, la complessa e articolata investigazione condotta tra luglio 2022, luglio 2024 e giugno 2025, offre un valido esempio metodologico per muoversi nel campo insidioso delle attribuzioni, che, nel caso di Toma, ha visto già in passato numerosi riconoscimenti del tutto errati. Il volume, un saggio redatto a quattro mani dallo scrivente e dal dott. Giuseppe Di Girolami di UniCam, è una novità nel suo genere: oltre a prendere in esame alcune opere attribuibili al galatinese, costituisce un modello per futuri approfondimenti e attribuzioni, tanto per il Nostro quanto per altri autori del XIX secolo. Edito a Cinisello Balsamo da Silvana Editoriale, leader nazionale e internazionale in questo genere di pubblicazioni, lo studio si divide in tre parti: nella prima si indaga l’autore in un’ottica nuova, cercando di uscire dai canoni della critica del secondo Novecento e collocandolo in una cornice più ampia di quella generalmente riconosciuta dagli esperti e non solo.

Luglio 2022 nei laboratori di Ascoli Piceno

Per esempio, si scopre che l’artista era solito condurre dei viaggi fuori regione, raggiungendo territori non proprio riferibili alla “ristretta cerchia cittadina, nella sua immediata contingenza”, come in passato è stato scritto. Poi si sfata il mito, perpetuato ancora oggi da improvvisati esegeti e da storici dell’arte d’occasione, di Gustavo unico figlio sopravvissuto ai numerosi lutti che colpirono i coniugi Gioacchino e Diletta. Il saggio, inoltre, ripercorre la parabola artistica e le relazioni avute con il tessuto culturale italiano ed europeo, uscendo dai localismi (e dai campanilismi) di certa critica schierata. Un regesto documentario completo, collocato nella terza sezione dedicata agli “apparati”, propone per la prima volta una mappatura organica di mostre ed esposizioni – nazionali e internazionali – a cui Toma prese parte nell’intervallo più complicato da ricostruire, ossia quello che va dal suo esordio alla Promotrice Borbonica del 1859, fino alla memorabile retrospettiva allestita in occasione della XXVII Promotrice napoletana di Belle Arti del 1891, realizzata subito dopo la sua morte. Il regesto si ferma, per ovvie ragioni, chiarite puntualmente nel testo, ai primi decenni del Novecento, svelando alcune novità finora trascurate: si riscoprono alcuni dipinti dimenticati (La cieca nata) o erroneamente interpretati dagli storici dell’arte (Il fiore appassito); restituisce date di realizzazione più precise e titoli esatti di alcune opere fondamentali (Le due madri, La messa in casa). Tutte informazioni essenziali, nella complicata fase di ricostruzione dell’esatta cronologia dell’iconografia tomiana.

ART&amp

Nel saggio, dunque, si prova a far sparire ogni possibile dubbio di autenticità mettendo in relazione tre diversi ritratti riconducibili all’artista. Tre dipinti con tre diverse storie, che confluiscono in una complessa e articolata ricerca: centrale l’attribuzione dell’Autoritratto di Genova, così ribattezzato perché riemerso nel marzo 2021 proprio nel capoluogo ligure. Tre opere con dimensioni e supporti diversi: un olio su tela, un olio su cartone e un olio su tavola, con impostazioni differenti (profilo, frontale e tre quarti), che hanno svelato segreti normalmente invisibili. In particolare l’Autoritratto ha rivelato un ritratto di donna nascosto sotto lo strato visibile a occhio nudo. Scoperta che ha poi ispirato la copertina del libro, in cui si possono osservare i due strati pittorici (quello visibile e quello emerso con la riflettografia IR 900-1700 nm) messi a confronto con un insolito fotomontaggio, anticipando così i due livelli di disamina degli autori del volume. Le immagini con l’infrarosso prima e quelle RX dopo, hanno rafforzato l’iniziale ipotesi attributiva basata solo sull’osservazione della pellicola pittorica superficiale (cosiddetta indagine estetica o connoisseurship). Infine, le “macrofotografie in luce radente” e le analisi dei pigmenti, tutti introdotti entro la prima metà del XIX secolo, hanno eliminato ogni dubbio sulla datazione del dipinto.

In particolare, il libro restituisce al pubblico un Toma sconosciuto: due lettere inedite, ritrovate dallo scrivente in due diversi archivi fiorentini, chiariscono una volta per tutte le relazioni tra l’autore e i principali centri artistici italiani, demolendo il falso storico che riconduceva ogni suo rapporto con la Toscana alla presenza di Adriano Cecioni a Napoli. Le relazioni dirette con Firenze, Genova, Torino e Parigi, sono ampiamente documentate da cataloghi, lettere e articoli di giornali d’epoca: documenti originali di “prima mano”, che impreziosiscono ulteriormente lo studio condotto. Nella seconda parte dedicata alle indagini diagnostiche, densa di immagini a corredo dei testi, Giuseppe Di Girolami guida il lettore alla scoperta di ciò che i tre dipinti nascondono. Grazie all’ausilio di strumentazioni tecnologicamente avanzate e dell’esperienza maturata in questo genere di studi e ricerche, ci fa vedere al di là del visibile, mostrandoci quello che normalmente non potremmo vedere: ductus, pigmenti usati, pentimenti in corso d’opera, dipinti nascosti al di sotto del livello superficiale a noi noto e molto altro ancora.

In definitiva, il libro Gioacchino Toma 1836-1891. Indagini scientifiche di tre dipinti inediti, è l’occasione, a quasi due secoli dalla nascita, per fare un bilancio preciso su quanto sappiamo di uno degli artisti più importanti – e per certi versi misterioso – dell’Ottocento italiano. Ma più di tutto apre ad approfondimenti futuri, soffermandosi su alcune regole essenziali in fase di attribuzione di un dipinto con metodo (scientifico); andando oltre la mera analisi degli elementi stilistici – caratteri morelliani in primis – e liberandoci definitivamente da quell’oscura pratica delle “attribuzioni allegre”, condotte con approssimazione da mercanti ed “esperti” compiacenti, che già in molte occasioni passate c’è stato modo di osservare.