LA STORIA TRA REVISIONISMO E MANIPOLAZIONE

La conoscenza della verità storica è il risultato di un processo in continuo sviluppo

di Giuseppe Magnolo

Incontro a Teano

Provvisorietà del giudizio storico. La storia, intesa come materia di conoscenza di accadimenti verificabili, si potrebbe definire una scienza inesatta, in quanto si basa su evidenze, documenti, reperti e testimonianze varie, che sono necessariamente parziali e soggetti a continue aggiunte, modifiche o integrazioni. Queste variazioni possono essere di scarsa importanza, oppure tali da correggere o ribaltare del tutto i precedenti giudizi. Pertanto si rende necessario un costante aggiornamento da parte degli storici sugli ulteriori contributi che si rendono disponibili, al fine di corroborare gli studi e le opinioni già esistenti su fatti e circostanze che necessitano di incessante verifica e controllo. Non devono sfuggire le conseguenze nefaste di una errata valutazione di alcuni eventi storici, che per la loro rilevanza a volte comportano non solo rettifiche, ma anche scuse ufficiali da parte delle autorità preposte.

Casi di ripensamento. Si può trarre spunto a tal riguardo riportando quanto evidenziato in un recente saggio di Paolo Mieli a proposito del comportamento tenuto dal governo canadese nei confronti della comunità italiana presente in Canada durante la seconda guerra mondiale[1]. In tale circostanza circa 600 cittadini italo-canadesi furono internati in campi di concentramento durante tutto il conflitto, per timore che potessero compiere atti di sabotaggio a favore dell’Italia fascista di Mussolini. Anche se qualche tentativo di infiltrazione in tal senso è stato poi dimostrato, la generale colpevolizzazione dell’intera comunità italo-canadese fino a privarla totalmente della libertà sulla base di un sospetto non provato è stata giustamente considerata un fatto chiaramente inaccettabile. Ed è questo il motivo per cui, anche se tardivamente, nel 2021 il primo ministro canadese Justin Trudeau si è sentito in dovere di fare ammenda e porgere pubbliche scuse alla comunità italo-canadese.

Verità storica e revisionismo. Il bisogno costante di riconsiderare l’evoluzione storica alla luce di nuove evidenze ha prodotto negli ultimi decenni una generale tendenza a favore del revisionismo, ossia una periodica disamina e reinterpretazione dell’informazione già acquisita, per poi formulare dei nuovi giudizi di valore. La constatazione di sopraggiunti elementi significativi prima inesistenti ha talvolta generato differenti criteri di valutazione, sia per eventi di notevole rilevanza che per singoli personaggi storici e il loro operato. Si possono fare vari esempi al riguardo, partendo dall’antichità sino a giungere ai tempi moderni.

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Seguendo infatti le indicazioni connesse a nuovi reperti documentali, è stata messa in discussione l’idea originaria che grandi opere dell’antichità, come le piramidi d’Egitto, siano state edificate da popolazioni sottomesse e schiavizzate, in quanto tale convinzione è stata superata dalla constatazione di cospicui arruolamenti volontari da parte di operai, che si prestavano a tale lavoro per scelta personale, oppure come modo per pagare dei tributi dovuti allo stato. Il ripensamento degli storici ha anche investito l’epoca romana, correggendo precedenti giudizi negativi su imperatori  come Caligola, Tiberio o Nerone, a lungo considerati invisi al popolo, andando invece a constatare l’ampio favore di cui godevano presso i loro sudditi, con cui erano in buona sintonia, contrariamente a ciò che avveniva nelle dimore imperiali,  a causa dei frequenti intrighi di palazzo[2].

Modifiche nelle idee e consuetudini di vita. Anche l’idea tradizionale del medioevo come periodo di intensa e diffusa religiosità cozza con le frequenti testimonianze di situazioni e comportamenti alquanto trasgressivi attribuibili a personaggi dalla condotta chiaramente cinica e materialista[3]. La stessa osservazione può valere a proposito di teorie pseudo-scientifiche come quella tolemaica (o geocentrica), perdurata per millenni sino al tardo-rinascimento, secondo la quale la terra è rotonda ed è al centro dell’universo, che invece ha dimostrato di trovare vari oppositori autorevoli ben prima di Galileo nel Seicento. A seguire nel secolo successivo l’illuminismo ha prodotto una forte condanna della concezione politica di tipo assolutistico, non soltanto nei confronti dell’idea monarchica che affermava il superiore diritto del sovrano a governare in quanto proveniente da Dio e non dal popolo, ma anche per la rivendicazione dell’autorità preminente della chiesa e il sostegno verso la sua politica di intolleranza manifestata mediante i tribunali ecclesiastici e la Santa Inquisizione.

Differenze di visione politica. Per quanto riguarda l’Ottocento il revisionismo ha fortemente investito il processo di unificazione dello stato italiano, facendo emergere dei  giudizi a posteriori fortemente negativi, sia riguardo alla cosiddetta “piemontesizzazione forzata” del meridione del paese, che per il conseguente ridimensionamento, a volte addirittura spregiativo, di figure importanti del Risorgimento come Cavour, Mazzini e Garibaldi. Da notare come su tali posizioni di implacabile condanna si sono affiancati da un lato alcuni storici di corrente neoborbonica, che hanno stigmatizzato l’atteggiamento repressivo e colonialistico assunto dai governanti provenienti dal nord verso il sud, e dall’altro anche eminenti studiosi di matrice cattolica, ostili alla concezione laica dello stato, che avrebbero preferito la  creazione di un assetto nazionale di tipo federale, che fosse più rispettoso delle diversità regionali e dell’autorità papale.

Altrettanto divisiva risulta sia la posizione degli storici che l’atteggiarsi del sentimento comune a proposito del giudizio sul ventennio fascista, con una continua divaricazione fra chi tende ad evidenziare alcuni aspetti ritenuti positivi di quella complessa esperienza, rimarcando il fatto che Mussolini “ha fatto anche cose buone”, e chi invece enfatizza la spietata violenza messa in atto impunemente dallo squadrismo fascista e la sconsiderata partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale, avvenuta in condizioni di totale impreparazione[4].

Le teorie aberranti. Un effetto inevitabile della contrapposizione politica è stato l’uso marcatamente distorto della storia, spesso dovuto a fini puramente propagandistici[5]. Questo metodo fazioso di maneggiare l’informazione storica ha assunto nel tempo forme diverse, che vanno dal giustificazionismo, adoperato per atti e comportamenti  comunemente ritenuti moralmente discutibili, al riduttivismo, una pratica che riesce fin troppo facile se basata su numeri e statistiche che vengono forniti con ampia approssimazione, per giungere infine al totale negazionismo, nonostante tale posizione sia decisamente smentita da chiare evidenze. Per esempio l’affermazione storicamente provata che le guerre coloniali italiane in Libia e in Etiopia siano state condotte con spietata crudeltà, ha visto l’obiezione che “l’hanno fatto anche altre nazioni”, oppure “era l’unico modo efficace per difendersi dai nativi”. L’espediente riduttivo è stato invece messo in campo a proposito delle leggi razziali, promulgate in Italia dal regime fascista nel 1938, sostenendo ipocritamente che si trattò più di un atto di omaggio e allineamento verso l’alleato tedesco che di una reale volontà persecutoria contro gli ebrei. E infine, per quanto incredibile risulti di fronte alle ampie documentazioni esistenti, vi è persino chi ha negato l’olocausto e l’esistenza dei campi di sterminio nazisti, affermando che in realtà si trattava solo di campi di lavoro, dove le presunte camere a gas erano soltanto dei dispositivi per la disinfestazione e l’igiene collettiva dei prigionieri internati.

Rimozione Colombo

La rimozione iconoclasta. Un movimento piuttosto recente di matrice revisionista è quello rivolto alla rimozione di statue, icone, iscrizioni ed effigi varie di personaggi storici del passato, che nella storia ufficiale hanno avuto ruoli considerati di alto valore sociale  o persino patriottico, mentre invece la loro azione si è svolta a danno di particolari minoranze all’interno di varie realtà nazionali. Questo movimento ha preso il nome di “cancel culture” e consiste non tanto nel discredito rivolto ad alcuni personaggi (quella che un tempo si definiva damnatio memoriae), quanto in una forma di radicale ostracismo, tendente a privarli di qualunque forma di visibilità, eliminandoli dai social o dai principali canali di informazione mass-mediale[6]. Questo movimento ha quindi provocato la rimozione di busti, statue, lapidi commemorative, monumenti, come anche la cancellazione di immagini presenti su Internet o nei vari luoghi e mezzi di esposizione al pubblico. Ciò è avvenuto, ad esempio, per la statua di Cristoforo Colombo (colui che ha provocato la scomparsa delle civiltà dei nativi americani), e così pure per Winston Churchill, Abramo Lincoln, o il generale sudista Robert Lee, per non parlare dell’abbattimento dei busti di Stalin, Hitler e vari personaggi storici di infausta memoria.

I falsi storici. A volte si arriva alla constatazione di vere e proprie falsificazioni create ad arte per dare parvenza di giustificazione a decisioni forzate assunte da una parte politica a danno degli oppositori. In questo ambito si annoverano documenti storici di capitale importanza, come la cosiddetta Donazione di Costantino, un documento che riporterebbe la promessa fatta dall’imperatore romano al papa di cedere Roma come sede universale del papato[7]. Altrettanto famoso è un documento denominato I protocolli di Sion, strumentalmente utilizzato per giustificare la persecuzione nazista contro gli ebrei, risultato poi un falso creato dalla polizia segreta zarista al primi del Novecento, per dimostrare il presunto complottismo ordito dalla comunità ebraica per rovesciare l’ordine costituito in Russia. Soprattutto nei regimi totalitari e nelle cosiddette “democrature”, esistono degli organi ufficiali addetti alla falsificazione sistematica sia della cronaca quotidiana che della conoscenza di fatti storicamente accertati, che invece vengono manipolati e stravolti a seconda delle convenienze di chi esercita il potere, essendo anche in grado di silenziare qualunque voce di dissenso.

La disformazione attraverso i mass-media. Per quanto azzardate e pericolose possano essere le aberrazioni a cui si prestano queste falsificazioni, bisogna tener presente che non meno deleterie e perniciose sono anche le attività di informazione errata o volutamente distorta che vengono fornite da sedicenti operatori culturali, giornalisti, e intrattenitori di professione, che attraverso vari canali di informazione mass-mediale diffondono notizie tendenziose o apertamente false, al solo scopo di compiacere i loro committenti politicamente schierati, oppure per assecondare le presunte tendenze di un pubblico che è più interessato all’intrattenimento ottenuto seguendo le convenienze di parte anziché tutelando la verità storica[8]. Per cui il lettore o l’ascoltatore devono farsi avveduti e diffidenti, verificando attentamente l’attendibilità dei fatti riportati, in modo da evitare di essere ingannati. Ecco perché si impone una costante verifica delle fonti e dei documenti comprovanti quanto affermato. Ricordando infine che la memoria umana è qualcosa di assai labile rispetto al passare del tempo, e che le false dicerie, se frequentemente ripetute in assenza delle necessarie smentite, finiscono con l’assurgere a verità rivelate, seppur prive di qualunque fondamento.

[1] Vedi il saggio di PAOLO MIELI, “La storia non contempla sentenze definitive”, in Il tribunale della storia: Processo alle falsificazioni, Milano,  Rizzoli ed., 2021, pp. 261-265.

[2] Come esempio di marcato revisionismo in senso riabilitativo si veda l’interessante opera di ricostruzione biografica su Nerone, in parte romanzata, redatta da SILVIA STUCCHI, Nerone, Verità e vita dell’imperatore più calunniato della storia, Firenze, Giunti ed., 2022.

[3] Valga per tutti il riferimento al poeta senese Cecco Angiolieri (1260-1313), contemporaneo di Dante, di cui si ricordano i famosi versi “S’io fossi foco arderei lo mondo…”

[4] Tra i molti studi recenti pubblicati sul fascismo, giustificati anche dalla ricorrenza del primo centenario della “Marcia su Roma” (1922), si segnala l’accurata e puntuale ricerca di ALDO CAZZULLO, Mussolini il capobanda: Perché dovremmo vergognarci del fascismo, Milano, Mondadori ed., 2022. Per contrasto riguardo agli eccessi delle forze partigiane contro i repubblichini di Salò e i presunti collaborazionisti si può consultare l’opera  storica di GIANPAOLO PANSA, Il sangue dei vinti, Milano, Sperling & Kupfer, 2009. Dello stesso autore è interessante anche il romanzo storico La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti, Milano, Rizzoli ed., 2012.

[5] A proposito dei rischi di scadere in una prospettiva  storica volutamente faziosa si veda l’importante saggio di LUCA FALSINI, La storia contesa: L’uso politico del passato nell’Italia contemporanea, Roma, Donzelli ed., 2020.

[6] Circa le motivazioni e gli effetti deleteri della “Cancel Culture” si veda EMANUELE MASTRANGELO – ENRICO PETRUCCI,  Iconoclastia: La pazzia contagiosa della Cancel Culture, Massa, Eclettica ed., 2020.

[7] Il documento relativo alla cosiddetta “Donazione di Costantino al Papa” era circolato sin dall’alto Medio Evo e per secoli fu  considerato autentico.  Fu l’umanista Lorenzo Valla che nel 1440 dimostrò, mediante una accurata analisi linguistica, che si trattava di un falso redatto intorno al VIII° secolo D.C., ossia ben 400 anni dopo il regno di Costantino.

[8] Vedi al riguardo GIOVANNI DE LUNA, Linguaggi, comunicazione e uso pubblico della storia, Milano, F. Angeli ed., 2002.