Papa Bonifacio IX

E’ stato l’unico Pontefice salentino

PAPA BONIFACIO IX

Nato presumibilmente a Casarano, Pietro Tomacelli sedette sul soglio di Pietro per quindici

anni. Il suo pontificato fu contrassegnato da importanti trasformazioni sociali, ma anche

dall’aggravamento dei tributi e da clientelismi in favore delle famiglie aristocratiche

di Rino DUMA

Sembrerebbe inverosimile, eppure anche il Salento può fregiarsi di aver dato i natali ad un papa. Stiamo parlando di Pietro o Piero o Pierino Tomacelli, nato a Casarano nel 1354 (?) da Giacomo Tomacelli e Verdella Caracciolo. Sulla data e sul luogo di nascita ci sono comunque molti pareri discordi. Alcuni storici, infatti, ritengono che Bonifacio IX sia nato a Napoli o nel Napoletano nel 1356.

Anche se con qualche riserva, chi scrive propende per la prima ipotesi. Dello stesso convincimento è l’arch. Casaranese Pino De Nuzzo, il quale, in una nota di qualche tempo fa, sostiene che “la dimostrazione della sua nascita c’è data da una lapide marmorea (a rinnovamento di un’altra lapide di circa trecento anni prima) collocata dal vescovo Antonio Sanfelice nella Chiesa di S. Maria della Croce (Casaranello), con la quale si ricorda il battesimo nella chiesa di Bonifacio IX. In quel tempo, infatti, il borgo era infeudato ai Tomacelli, signori della vecchia e nuova Casarano”.

Vi è, però, un’altra prova che getta più di un dubbio sull’effettivo luogo di nascita del papa e che avvalora entrambe le ipotesi. Si tratta di una dicitura dell’epoca che lo presenta come “il prete di Sant’Anastasia”. Questa scritta, ahinoi, invece di dipanare la matassa, l’aggroviglia maggiormente. Infatti, in provincia di Napoli, arroccato sulle pendici del Vesuvio, c’è il popoloso centro urbano di Sant’Anastasia. La scritta alludeva forse a questa città, oppure a un paesino situato nelle vicinanze di Matino, avente lo stesso nome, e dove, presumibilmente, il papa apprese da giovane i primi precetti sacerdotali?

Tutto rimane, perciò, avvolto nella nebbia dell’incertezza.

Da adolescente Pietro Tomacelli seguì la famiglia a Napoli, ma portò con sé nel cuore la sua terra e, soprattutto, la chiesa nella quale aveva ricevuto il battesimo.

Pare che, subito dopo essere stato eletto papa, Bonifacio IX decise di apportare delle modifiche strutturali alla chiesetta di Casaranello, che fu ingrandita con l’aggiunta di navate laterali ed abbellita con preziosi affreschi.

La carriera ecclesiastica del futuro papa iniziò ben presto. Già nel 1381, a soli ventisette anni, fu nominato cardinale e l’11 novembre 1389, dopo la morte di Urbano VI, fu eletto a pontefice da quattordici cardinali con il nome di Bonifacio IX.

A voler essere più precisi, a quell’epoca la Chiesa, a seguito dello scisma d’Occidente, era “guidata” da due papi: Bonifacio IX a Roma e Clemente VII ad Avignone. Entrambi si erano reciprocamente scomunicati ed avevano tentato in ogni modo di attirarsi le simpatie dei vari regnanti europei, concedendo loro a mani basse garanzie e protezione spirituale.

Bonifacio IX, pur non essendo un affermato teologo, fu molto bravo ad intessere proficui rapporti con i sovrani di Inghilterra, Germania, Polonia e Ungheria, isolando di fatto il papa avignonese.

Per prima cosa, cercò di limitare i danni che il suo predecessore aveva causato, soprattutto in seno alla Curia, dove s’aggiravano più nemici che amici. Riparò anche a molti torti, liberando chi ingiustamente era stato incolpato di congiure; restituì ad alcuni cardinali la dignità, si riconciliò con il regno di Napoli, riconoscendo senza indugio Ladislao d’Angiò-Durazzo come unico pretendente al trono.

Con il nuovo re, Papa Bonifacio intrattenne duraturi rapporti che consentirono all’intero Meridione di vivere per quasi un ventennio in pace e prosperità.

A lui va anche attribuita la fondazione delle Università di Ferrara, di Fermo e di Erfurt, così come fu lui ad aggiungere alla tiara papale le tre corone.

Il 7 ottobre 1391 il Pontefice emanò la bolla di canonizzazione, con la quale proclamava Santa Brigida degna di venerazione di tutta la Chiesa.

Durante il suo papato, Bonifacio IX ristabilì la supremazia della Chiesa con la soppressione degli ordinamenti repubblicani di Roma (1398) e, via via, espandendo il dominio papale su città e castelli dello Stato Pontificio.

A seguito di alcune insurrezioni, fu costretto a riparare prima ad Assisi e poi a Perugia, sino a quando le stesse non furono completamente sedate.

Per rendere più sicura la sua residenza a Roma, fortificò Castel Sant’Angelo e i principali ponti della capitale.

Nell’intento di ricucire lo scisma tra i due papati, Bonifacio indisse due giubilei a breve distanza l’uno dall’altro: il primo nel 1396, il secondo nel 1400, quest’ultimo in considerazione del continuo aumento di pellegrini giunti nella capitale per chiedere l’indulgenza ed affrancarsi dai peccati terreni, anche pagando una consistente somma di denaro.

In pochi giorni i forzieri papali si riempirono di moneta sonante. Ben presto la curia romana intuì che sarebbe stato possibile centuplicare quella fortuna, andando a trovare nei villaggi di tutta Europa i fedeli che non avevano potuto recarsi a Roma. Pertanto fu sguinzagliata una moltitudine di emissari, i quali vendettero a caro prezzo le indulgenze, le suppliche e quant’altro. Come dire “Se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va a Maometto”.

Scrive a tal proposito il Gregorovius: “Ormai il giubileo si era trasformato in una manovra speculatoria del papa che, attraverso emissari che si spingevano fino ai più remoti paesi, vendeva indulgenze all’incanto per tanto denaro quanto costava mettersi in viaggio per Roma“.

Con il trascorrere degli anni, il suo governo fu sempre più caratterizzato da nepotismo e aggravamento degli abusi del sistema tributario.

Considerato che il “pozzo senza fondo“, accumulato in poco tempo, richiedeva un’attenta gestione finanziaria, Bonifacio incaricò alcuni banchieri di riscuotere i tributi in ogni terra dell’Occidente europeo, ovviamente dietro trattenimento di un consistente compenso.

Insomma, Bonifacio salì sul soglio di Pietro con l’intento di moralizzare radicalmente il sistema ecclesiastico, ma finì ben presto per essere risucchiato in un vortice di scandali e di vergogne senza precedenti.

E’ ricordato anche come lo sterminatore degli Albati.  Verso la fine del 1399, infatti, un temibile ed incontrollabile gruppo di penitenti flagellanti, gli Albati per l’appunto, si spostava in lunghe processioni da una città ad un’altra, indossando delle vesti bianche crociate ed autoflagellandosi in continuazione. Questi uomini andavano predicando la distruzione del mondo e l’imminente giudizio divino.

Il papa, dapprima li difese, poi, per le serie turbative che innescavano nelle popolazioni ad ogni loro passaggio, intervenne duramente disperdendo le processioni ed uccidendo i loro capi.

Durante questo periodo, inoltre, per rimpinguare le casse papali, dissestate da un continuo ed incontrollato sperpero, Bonifacio, per garantirsi i necessari equilibri politici, stabilì di introdurre altri tributi, noti con il nome di Annates perpetuae, la metà dei quali fu devoluta alle varie corti e ai nobili più prestigiosi. Purtroppo, dopo quest’ulteriore vessazione, la Santa Sede perse prestigio e credibilità, tanto da provocare ripetute sommosse e sfociare, da lì a poco, nella dura contestazione di Lutero, suo primo grande accusatore.

Morì a Roma, dopo una breve malattia, il 1 ottobre 1404, all’età di cinquant’anni(?). Pretese di essere sepolto in una modesta tomba, ma, successivamente, il suo corpo fu traslato nella Basilica di San Pietro. Furono in pochi a rimpiangerlo.