Ricordando:a quei ragazzi delle Medie di Salò
di Rocco Boccadamo
Credetemi, dopo aver saputo, non mi sfiora neppure l’idea di esprimere un giudizio e, ciò, a prescindere dal fatto che io viva distante mille chilometri dal luogo della scena. Sono, peraltro, convinto che i vostri genitori e/o i vostri cari, loro sì, avranno da dirvi qualcosa e, soprattutto, che una serie di riflessioni, magari non adesso a caldo, vi troverete a farle voi stessi.
Nondimeno, se permettete, un pensiero, alla stregua di messaggio, intendo mandarvelo.
Quanto a te, stupenda dodicenne cresciuta anzitempo, non mi sembra proprio il caso che, come ho letto, debba avere a scusarti con mamma e papà per aver compiuto o esserti lasciata andare a ”azioni disgustose”. In realtà, piccolina, non ti sei macchiata di nulla di riprovevole, puoi seguitare a guardare davanti a te a viso aperto con le favolose pupille della tua età, certamente ti sarà dato di accorgerti che il mondo è costituito anche da sfaccettature più leggere e di ben altro genere.
E voi, maschietti, illusi “eroi” di un tentativo di sopraffazione o soverchieria o violenza, poco cambia che si sia trattato di gesto abbozzato o condotto a compimento, vi prego, non sentitevi per niente realizzati, neppure minimamente, attraverso una simile impresa.
Guardate, da che mondo è mondo, alla vostra età, è naturale che talvolta arrivi a scattare la pulsione a “saltare addosso” a una ragazza, ma nello stesso tempo occorre che stiate attenti e vi sappiate controllare, agire, insomma, se non proprio con il consenso, rispettando l’altra metà del cielo.
Senza trascurare, poi, che durante le ore di lezione, certi stimoli adrenalinici potreste sublimarli e idealizzarli anche soffermando l’immaginazione sull’adorabile bellezza della Silvia leopardiana o calandovi nello sbarco d’Ulisse sull’isola dei Feaci, prologo all’incontro e allo scambio di amorosi sensi con la fascinosa Nausicaa. Provate, tanto non costa nulla.
Una considerazione, ora, circa la location dell’episodio richiamato, quell’aula di seconda media.
Francamente e senza voler crocifiggere alcuno, il prof di turno deve essere stato, almeno in quel periodo, completamente cieco, sordo e incapace di intendere e volere, altro che “preso” dall’interrogazione ad alcuni allievi.
Nel 1959, in una quarta superiore, i giovanotti più spavaldi pensarono di “incartare”, combinando una burla, l’insegnante di diritto, distinto signore di buona famiglia, per niente severo e, anzi, incline a dialogare con la classe.
Da casa, portarono a scuola un tegame, una bottiglietta d’olio, un po’ di sale e due uova fresche. Dopo di che, mentre l’avvocato era intento, come il solito, a intrattenersi con la maggioranza degli allievi, concentrandosi intorno e sotto a un banco dell’ultima fila e servendosi della stufetta a gas posta lì vicino, i coraggiosi misero mano alla concreta preparazione di una frittata.
Questione di attimi, i passaggi si susseguirono agevolmente e con ordine, quasi che si fosse in cucina, salvo che, all’atto della caduta dei contenuti delle due uova nell’olio bollente, evidentemente troppo rovente, della pentola, venne a registrarsi un accentuato sfrigolio, tipico giustappunto, di un’operazione di frittura.
Il professore, com’è ovvio, avvertì lo strano rumore e proruppe in un “chi va là, che cosa succede?” allungando lo sguardo verso il fondo dell’aula.
Ne derivò la conclusione dell’avventura ingloriosa e devastante, nel senso che il contenuto della pentola finì sul pavimento impiastricciandolo notevolmente e meno male che contestualmente giunse il suono della campanella di fine lezione.
In quella lontana circostanza, gli effetti e le conseguenze più seri si riverberarono l’indomani sotto forma di vibrate lamentele e rimostranze da parte di Nino, il bidello del plesso scolastico, non solo all’indirizzo della quarta B, ma anche nei confronti dell’innocente avvocato professore.
Buona Pasqua, ragazzini di Salò del 2026!


