Il cambiamento culturale degli anni ’80
tra politica, economia e comunicazione di massa
di Pierlorenzo Diso
Premessa. Gli anni ’80 del secolo scorso furono caratterizzati da un profondo cambiamento del paradigma culturale che, dall’impegno civile e sociale degli anni ’70, portò nella società i nuovi ‘valori’ dell’individualismo, del consumismo e della ricerca dell’affermazione personale. Scopo del presente articolo è inquadrare in maniera sintetica tale cambiamento culturale nel contesto interno e internazionale.
Il contesto internazionale (L’implosione dell’impero comunista sovietico; la fondazione del sindacato Solidarnosc in Polonia; l’elezione di Michail Gorbaciov a segretario del PCUS: glasnost e perestroika; il crollo del Muro di Berlino; l’America di Ronald Reagan)
Gli anni ’80 del secolo scorso furono caratterizzati dall’implosione dell’impero comunista sovietico, che collassò minato al suo interno dal profondo malessere di intere popolazioni anelanti a quelle libertà che il regime aveva politicamente conculcato, e al benessere materiale che il sistema economico di stampo collettivista non poteva garantire.
Dopo che erano state represse nel sangue la rivolta ungherese del 1956 e la cosiddetta “primavera di Praga” in Cecoslovacchia nel 1968, fu la protesta pacifica e legalitaria nata in Polonia nel 1980 per opera del sindacato indipendente “Solidarnosc”, fondato dall’operaio dei cantieri di Danzica Lech Walesa, a rivelarsi decisiva per mettere in crisi l’imperialismo sovietico, mal sopportato in un paese di profonde radici cattoliche come la Polonia.
Ma fu l’elezione del brillante dirigente comunista Michail Gorbaciov a segretario del PCUS e, quindi a capo dell’Unione Sovietica, nel 1985 a dare il definitivo colpo di grazia a un sistema ormai ripiegato su sé stesso nel vano tentativo di garantirsi un futuro impossibile. Le parole glasnost (trasparenza) e perestroika (ricostruzione) risuonarono ovunque, portando un anelito di speranza in un contesto geopolitico spaccato in due dalla cortina di ferro e dalla invisibile, ma persistente e infida, ‘guerra fredda’ tra il blocco occidentale e quello sovietico.
Quando il 9 novembre 1989 con il crollo del muro di Berlino il sistema comunista sovietico esalò l’ultimo respiro, si concluse un ciclo storico che, avviato nel 1917 in Russia dalla “rivoluzione d’ottobre” con la velleità di liberare l’umanità dall’oppressione capitalista, si era invece rivelato – come ben aveva compreso Ignazio Silone[1] – “generatore di un micidiale meccanismo di oppressione burocratico-statalista”.
Di contro, negli Stati Uniti d’America il presidente Ronald Reagan, eletto nel 1981 e rieletto nel 1985, comprendeva che per far ripartire un’ economia appesantita da quindici anni di guerra in Vietnam occorreva abbassare la pressione fiscale e dare mano libera agli imprenditori, mentre nel contempo il Governo federale dotava la Silicon Valley (California) di infrastrutture quali acquedotti e autostrade, così propiziando il decollo dell’informatica. Anche la competizione per il predominio dello spazio venne ripresa determinando la netta superiorità degli USA, divenuti il paese egemone a livello mondiale.
In Italia (Il ‘preambolo’ del 1980: i comunisti fuori dall’area di Governo; la marcia dei quarantamila a Torino; la flessione democristiana alle elezioni politiche del 1983; dalla effimera vittoria dei comunisti alle elezioni europee del 1984 alla sconfitta al referendum sulla scala mobile; l’Italia quinta potenza economica mondiale; elezioni politiche del 1987: i primi bagliori dell’esplosione leghista; l’impero Fininvest, poi Mediaset: acquisizione di Italia Uno da Rusconi e di Rete 4 da Mondadori)
Dal 15 al 20 febbraio 1980 si tenne a Roma presso il Palazzo dello Sport dell’EUR il XIV° Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, che pose fine alla stagione della collaborazione col Partito Comunista Italiano, passata alla storia come fase della ’solidarietà nazionale’. Protagonista della inattesa svolta politica fu l’onorevole Carlo Donat Cattin[2], per un verso scettico sulla possibilità dei comunisti italiani di evolversi in una vera socialdemocrazia, per altro verso preoccupato dalle mire egemoniche di stampo gramsciano. La Dc tornava a guardare ai tradizionali alleati di area laica, riconoscendo agli stessi – come poi in effetti avverrà con Spadolini e Craxi – anche il diritto, pur da una posizione minoritaria, di assurgere alla guida del Paese.
Il 14 ottobre 1980 a Torino si svolse un’importante manifestazione di ’quadri’, ossia dipendenti di livello intermedio, della FIAT, spalleggiati da operai, artigiani e commercianti, passata alla storia come ‘marcia dei quarantamila’. Tale manifestazione venne indetta in risposta alle ondate di scioperi e picchettaggi che agitarono le fabbriche del capoluogo piemontese, allorché la FIAT mise in cassa integrazione 78.000 lavoratori per otto giorni. La linea dura dell’azienda finì per mettere in seria difficoltà il sindacato, appoggiato dal segretario comunista Enrico Berlinguer, segnando una prima significativa battuta d’arresto, dopo anni di rivendicazioni e battaglie vinte contro la parte datoriale. Il mondo del lavoro, come in una nuova epica moderna, era diventato una trincea da difendere a tutti i costi sul terreno della lotta tra interessi economici contrapposti.
Alle elezioni politiche tenutesi in Italia il 27/28 giugno 1983 vi fu un calo di consensi della Democrazia Cristiana, fermatasi al 32,93 %, col Partito Comunista al 29,89 % e i socialisti all’11,44 %. Nel complesso il cd. Pentapartito si confermava maggioranza nel paese. Successivamente alle elezioni europee tenutesi il 17 giugno 1984 il Partito Comunista Italiano per la prima e unica volta nella sua storia sorpassò la Democrazia Cristiana in una competizione su base nazionale (se pure per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo).
Il 9/10 giugno 1985 si tenne in Italia un importante referendum abrogativo sulla cd. Scala mobile, cioè l’indicizzazione dei salari in funzione del tasso di inflazione. Promosso dai comunisti e dalle frange più estremiste della sinistra, il referendum si trasformò in una disfatta per i promotori, confermando le decisioni (taglio di tre punti percentuali di contingenza) prese dal Presidente del Consiglio Craxi, tese alla riduzione del tasso di inflazione. Anche in virtù delle decisioni di politica economica e finanziaria assunte in quegli anni, oltre che in conseguenza della crescita della produzione industriale e del boom del manifatturiero, l’Italia, sotto la guida socialista di Bettino Craxi, divenne la quinta potenza industriale al mondo.
Alle elezioni politiche del 14/15 giugno 1987 si impose la Democrazia Cristiana col 34,31 % dei voti, mentre il Partito Comunista calava al 26,57 % e i socialisti salivano al 14,27 %. Nel contempo si affacciava per la prima volta sulla scena politica nazionale un nuovo movimento denominato Lega Lombarda che, con lo 0,42 % dei voti, eleggeva in Parlamento il senatore Umberto Bossi, destinato in breve tempo a diventare il maggior picconatore della cd. ‘Prima Repubblica’.
Ma fu il mondo delle comunicazioni di massa a dettare il nuovo paradigma culturale di quegli anni, spostandolo dall’impegno sociale e civile del decennio precedente verso i nuovi ‘valori’ dell’individualismo, del consumismo e dell’affermazione personale. Bandiera di questo movimento fu l’emittenza televisiva privata che costituì un nuovo polo in concorrenza con la televisione di Stato.
Dopo la trasformazione di Telemilano 58 in Canale 5 nel 1980, l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi nel 1982 acquisiva il network Italia 1 da Edilio Rusconi e nel 1984 Rete 4 dalla Mondadori, creando un grande polo televisivo privato, noto al pubblico prima come Fininvest, poi come Mediaset, in concorrenza con la televisione di Stato (RAI). Il motore economico-finanziario di questa iniziativa era rappresentato dalla vendita di spazi pubblicitari (spot, televendite etc.) ad aziende in crescita nei rispettivi settori economici, e disposte a investire in pubblicità ingenti risorse pur di acquisire nuove quote di mercato. Per la vendita di spazi pubblicitari venne costituita una società ad hoc denominata Publitalia ‘80.
Il mezzo televisivo veicolava un messaggio improntato ad un ottimismo di maniera, che invogliava la gente a spendere anche al di là delle proprie effettive risorse pur di acquisire quei beni di consumo oggetto delle inserzioni pubblicitarie. Uno dei settori oggetto dell’espansione commerciale dell’emittenza televisiva privata fu la trasmissione, prima in differita, poi in diretta, di eventi sportivi, in particolare calcistici, fino ad allora oggetto del monopolio Rai.
Nei palinsesti dell’emittenza televisiva privata erano prevalenti i tradizionali programmi di intrattenimento, quali giochi a quiz che distribuivano con estrema facilità lauti premi ai vincitori, telenovelas che inchiodavano allo schermo con le loro avvincenti trame un vasto pubblico di genere per lo più femminile, ma anche talk-show, spettacoli di varietà e programmi satirici, mentre solo più tardi venne dato spazio anche ai programmi di informazione.
Questo vasto pubblico televisivo difese a spada tratta la legittimità delle trasmissioni private di fronte ai tentativi di oscuramento da parte governativa, per poi divenire la formidabile base elettorale che consentì all’imprenditore milanese, disceso in campo il 26 gennaio 1994, di affermarsi nella politica nazionale, utilizzando anche la concessionaria di pubblicità come piattaforma per creare consenso a livello locale.
[1] Pseudonimo dello scrittore Secondino Tranquilli (Pescina, 1° maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978)
[2] Sindacalista e politico italiano (Finale Marina, 26 giugno 1919 – Monte Carlo, 17 marzo 1991)



