PROVERBI  ANTICHI

PROVERBI  ANTICHI

di Rocco Boccadamo

Nonno Giacomo, notando a tavola che le figlie maritate tenevano gli occhi aperti, affinché i bambini piccoli non assumessero taluni cibi o sostanze, che a loro avviso potevano essere inadatti se non dannosi, era solito pronunciare la seguente frase, tanto lapidaria, quanto saggia e rassicurante: “Solo le pietre fanno male”.

Egli, in fondo, aveva ragione da vendere, ove si pensi che, a quell’epoca, circa la metà del ventesimo secolo e, quindi, con il cosiddetto boom economico e la modernità ancora lontani, l’alimentazione, fra cibi e bevande, in seno alle comunità contadine del Salento, era basata essenzialmente su: friselle di grano o di grano misto a orzo, legumi, patate, cavoli, cicorie, rape, zucchine, peperoni, melanzane, verdure spontanee di campagna, pomodori, insalata, pasta fatta in casa, latte per le creature e gli anziani di salute cagionevole, più, ogni tanto e in porzioni risicate, ricotta, formaggio, maiale taglio unico, gallina vecchia, coniglio. Per condimento solo olio d’oliva, se possibile. Per dissetarsi, infine, acqua piovana raccolta nella cisterna domestica e qualche bicchiere di vino di palmento. Com’è deducibile, nulla d’artificiale e/o manipolato, dato che la chimica, la plastica e i detersivi, erano illustri sconosciuti. Insomma il vecchio nonno era sostanzialmente nel giusto a parlare a modo suo.

E adesso, che cosa succede? Purtroppo si è ovunque circondati, assediati e insidiati da prodotti, sostanze, leccornie, intingoli, dolci, specialità, mirabilia, offerte e proposte, abitudini e mode, per nulla salutari, talora, anzi, inopportuni e sventurati, che hanno letteralmente stravolto molti dei sani e tradizionali costumi, riducendo al lastrico gli equilibri esistenziali, nel senso del buon vivere. Non occorre fatica per rendersi conto della palude, o meglio delle sabbie mobili, verso cui ci si muove e dove spesso si finisce con l’affondare e annullarsi.

Ennesima chicca sul tema di siffatta realtà, di recente allo stadio “Via del Mare” a Lecce, la città dello scrivente, si è giocato l’incontro calcistico “Lecce – Juventus”, ma, si pensi un po’, con fischio d’inizio alle 12.30. In barba al titolo “innocente” del giornale “Aperitivo con la Juve”, è venuto spontaneo riflettere sullo scombussolamento d’agenda per venti e più migliaia di spettatori, sul salto del rituale pasto della domenica a tavola con famigliari, parenti e amici, pasto surrogato, nella migliore delle ipotesi, da panini, snack, intingoli vari.

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A voler approfondire ancora: perché lo strano inizio della partita alla mezza? La risposta, purtroppo, è una sola: i potentissimi condottieri mercenari, diretti e indiretti, della réclame procedono implacabilmente alla stregua di bulldozer, senza guardare in faccia a niente e a nessuno. Il loro obiettivo è tendere notte e giorno, ventiquattro ore su ventiquattro, i tentacoli del richiamo, miranti a stimolare senza mezzi termini i consumi, in pratica arrivando idealmente a mettere le mani nelle tasche della gente, rovistandovi sino a quando i già poveri portafogli non saranno svuotati del tutto. Un brutto intento, a cui corrisponde, in prevalenza, non già resistenza o rifiuto, bensì abboccamento e assuefazione.

Riandando un attimo alle belle e sane stagioni passate, nonno Cosimo, l’altro progenitore del ramo paterno, richiamava spesso l’attenzione e suscitava la curiosità dei nipotini con questo scioglilingua: “Caddrina zupputa, furtuna non n’ha” (italianizzando, “Una gallina zoppicante, non potrà aver fortuna”).

Il trucco insito in tale frase astrusa, specie se declamata rapidamente, consisteva nella confusione, talvolta, dell’aggettivo “zupputa” con l’attributo “futtuta”, dal significato, secondo vocabolario, di “non più illibata”.

In rapporto all’oggettiva morale del tempo, anche quest’ultima constatazione consequenziale doveva considerarsi azzeccata e aderente rispetto alla realtà. Infatti, di solito, la tradizionale fortuna per le donne (non per le galline) consisteva nel trovare marito, sennonché il presupposto per arrivare in quei tempi al matrimonio era dato, giustappunto, dalla castità.

In fondo, esattamente, o quasi, si fa per dire, come succede al presente…

A quest’ultimo riguardo, rivangando l’antico scioglilingua di nonno Cosimo, nulla di male c’è da adombrare nell’evoluzione dei costumi, giacché la fortuna o la sfortuna sono, sì, elementi del vivere, e però, vivaddio, non propriamente decisivi a pro o contro gli umani destini.