OGGI… IL MONDO…
LE GUERRE…
LA NOSTRA UMANITÀ
di Maurizio Nocera
È acclarato che al momento vi sono sul pianeta 60 guerre guerreggiate, cioè guerre che si fanno con le armi di ogni tipo, convenzionali e non convenzionali, come, ad esempio, l’uso di sostanze chimiche e biologiche, l’antracite, bombe a grappolo e, infine, il nuovo tipo di arma, sperimentato per la prima volta dalle forze sioniste israeliane nel genocidio in atto nella terra di Palestina: la fame e la sete della popolazione civile. La chiamano arma etnica e serve per cacciare un popolo da un luogo sul quale viveva da millenni, e sostituirlo con altra gente, venuta da non si sa dove.
Le circa 60 guerre, quasi tutte su base etnica e legate all’economia territoriale (miniere di metalli preziosi, terre rare, altro ancora) hanno provocato finora centinaia di migliaia di vittime. Si calcola che solo in Sudan vi siano stati finora un milione di vittime e, in Congo, poco meno di altrettante. Di solito sul territorio conteso sono due le forze militari (di fatto eserciti ben armati) che si contrappongono: una forza che invade e aggredisce e un’altra che si difende. Andare a capire chi delle due ha ragione non è facile, perché spesso le parti si invertono ingarbugliando la situazione. Il massimo organo mondiale (ONU) fa fatica a cercare di trovare una soluzione per tacitare le forze in campo.
In questo momento c’è il pericolo di una escalation totale, soprattutto per quel che accade in Ucraina e in Medio Oriente, dove eserciti in assetto di guerra permanente, possono confliggere fino al punto di non ritorno, provocando una terza guerra mondiale di tipo nucleare. Non c’è bisogno di dircelo: oggi una guerra nucleare di questo tipo sarebbe l’ultima che l’umanità si potrebbe permettere. Dopo di essa vi sarebbe l’estinzione totale di quello che noi consideriamo essere il mondo vitale sul pianeta Terra.
Recentemente è stato pubblicato un importante libro del giornalista-geografo della rete televisiva Byoblu (Pangea Grandangolo), Manlio Dinucci, il cui titolo è L’altra faccia della storia. Come per secoli l’Occidente ha dominato il mondo (Blyoblu Edizioni, marzo 2025, pp. 492), dove l’autore scrive: «Alla base di questo libro di storia c’è la concezione di Tucidide, storico ateniese del sec. V a. C.: bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro» (dalla quarta di copertina). Dinucci è autore di importanti libri sulla Repubblica Popolare Cinese, dove come giornalista ha soggiornato circa dieci anni. Egli per 30 anni ha scritto testi per la Casa editrice Zanichelli ed oggi collabora col Centre for Research on Globalization (Canada) ed è stato, per più di un decennio, direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione internazionale Premio Nobel per la Pace 1985.
Nel libro L’altra faccia della Storia Dinucci si chiede: «Quale Storia conosciamo? In grande maggioranza quella che ci hanno insegnato a scuola, soprattutto nel ciclo secondario, attraverso testi scolastici diversi, ma, salvo alcuni, redatti secondo lo stesso criterio didattico. È una narrazione forzatamente eurocentrica. La storia del resto del mondo compare in modo frammentario, salvo quella degli Stati Uniti, divenuti conquistatori sulla scia della conquista europea del mondo. Ne emerge un’immagine falsata non solo dell’Europa ma dell’intero Occidente. È per questo essenziale conoscere l’altra faccia della Storia. Solo così si può capire il presente. Dopo aver dominato il mondo per secoli, l’Occidente sta perdendo terreno mentre sta emergendo un mondo multipolare, esemplificato dagli stati appartenenti ai “BRICS”, in cui la Cina e altri grandi paesi del Sud Globale convergono con la Russia. Quale sarà il futuro? Ciò che sappiamo dalla storia reale è che l’Occidente farà di tutto per mantenere il suo predominio in un mondo unipolare. Nell’era delle armi nucleari mette così in gioco la sopravvivenza del genere umano».
È questo il punto da dove comincia la mia narrazione. In questo libro, il cui indice è qualcosa di onnicomprensivo: «In 20 capitoli gli eventi che hanno caratterizzato la Storia del mondo dal 1300 ad oggi. Il testo, fortemente documentato ma facilmente leggibile, è corredato da centinaia di stampe d’epoca, cartine geografiche e fotografie storiche». In esso c’è un capitolo (Il mondo nell’era nucleare, pp. 291-311) in cui, a proposito degli effetti delle due bombe atomiche, sganciate il 6 e il 9 agosto 1945 sul Giappone (Hiroshima e Nagasaki), l’autore scrive: «Su scala internazionale, la radioattività prodotta dai test nucleari, dagli incidenti in cui sono coinvolte armi nucleari e dalle emissioni degli impianti nucleari militari, compromette la salute di milioni di persone. Non se ne conosce con esattezza il numero, poiché è coperto dalla cappa del segreto militare. Secondo una stima di massima, le persone colpite dagli effetti dalle radiazioni sarebbero oltre 15 milioni e i morti più di mezzo milione. Si sa però che gli effetti delle radiazioni continueranno a ripercuotersi di generazione in generazione, provocando altri milioni di morti. Dopo Hiroshima e Nagasaki, la bomba continua a uccidere. […] Nel 1945, con il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti inizia l’era nucleare: le capacità cognitive dell’Homo Sapiens creano, per la prima volta nella storia, una forza distruttiva tale da cancellare dalla faccia della Terra la specie umana e quasi ogni altra forma di vita» (pp. 308-309 e p. 470).
Per diversi anni Manlio Dinucci ha collaborato alla stesura di testi con Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1986, della quale riporta un suo scritto, tratto dal libro della stessa scienziata, Tempo di mutamenti (Milano 2002): «Tra le minacce in atto o previste che incombono sull’intero globo terrestre, emergono quelle imputabili all’attività dello stesso Homo Sapiens. Il suo operato si manifesta con un potere distruttivo in continuo crescendo. La causa principale è l’enorme divario tra l’evoluzione delle capacità evolutive e quelle emotive dell’uomo. Le prime lo hanno investito di un potere quasi assoluto di controllo del globo terrestre, mentre le seconde sono rimaste a livello di quelle dell’uomo preistorico. […] All’inizio del III millennio queste stesse capacità devono entrare in gioco per conseguire la vittoria nella partita in atto: la sopravvivenza della specie umana» (pp. 467-468).
Ancora un’altra citazione: «Nel percorso storico dal Trecento a oggi vi sono innumerevoli dimostrazioni di che cosa avviene quando le capacità cognitive vengono usate per creare strumenti di potere e di distruzione […] Oggi le capacità cognitive dell’Homo Sapiens vengono enormemente potenziate con “l’intelligenza artificiale”, la capacità propria di alcune macchine di imitare facoltà umane come il linguaggio, l’apprendimento e la risoluzione di problemi complessi./ A partire dagli studi teorici degli anni Cinquanta, l’IA ha avuto un lento ma significativo sviluppo, divenendo parte integrante di una serie di servizi, come gli algoritmi dei motori di ricerca, la pubblicità mirata di prodotti, i sistemi di ottimizzazione del traffico dati o dei flussi energetici» (pp. 470-471).
È per me bello chiudere questo scritto sul libro L’altra faccia della Storia, del giornalista e storico geopolitico, proprio con le sue ultime righe di chiusura: «La Dichiarazione Universale sui Diritti Umani viene approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel periodo storico in cui, terminata la Seconda guerra mondiale, inizia il processo di decolonizzazione in Asia e Africa. Essa incorpora, quindi, gli insegnamenti derivati dall’esperienza della Guerra Mondiale e le aspirazioni dei popoli alla libertà e alla giustizia sociale» (p. 477).

