La ruota degli esposti

La ruota degli esposti

Il bambino trovatello, o semplicemente esposto, era per sua sventura un bambino ‘non gradito’, nato dalla relazione di due amanti al di fuori del matrimonio. La gravidanza eraquanto piùpossibile nascostadalla futura madre per non essere umiliata e, a volte, picchiata dai familiari e, peggio ancora, per non essere ‘svergognata’ dai paesani. Per tale motivo la donna, che incautamente era rimasta in cinta, ricorreva ad ogni mezzo per apparire agli occhi di tutti una donna ‘normale’. Soprattutto negli ultimi mesi, quando la gravidanza era molto evidente, la futura madre trovava mille scuse per non apparire in pubblico. La donna preferiva rimanere in casa, appartandosi in una stanzetta per ultimare un lavoro di ricamooppure […]

Gli sfollati del ’43

Gli sfollati del ’43

di Emilio Rubino – Col termine sfollati venivano indicati, durante la seconda guerra mondiale, i profughi, cioè tutti coloro che per il verificarsi di eventi bellici erano costretti ad abbandonare la propria casa o, addirittura, la propria patria per andare in luoghi lontani, risparmiati dalla furia della guerra. Si trattava di gente, di famiglie distrutte, ormai senza alcun bene, che, o volontariamente o d’autorità, erano costrette a trasferirsi altrove. Dopo l’invasione anglo-americana del 1943, Nardò ospitò enormi masse di sfollati che furono collocate dalle autorità di occupazione nelle tantissime abitazioni requisite, sparse nel suo immenso feudo, in modo particolare ai Massarei, alle Cenate Vecchie e Nuove, a Mondonuovo, a Santa Maria […]

Il pastorello e gli scarponi

Il pastorello e gli scarponi

di Rino Duma – Il fatto che sto per raccontare è realmente accaduto poco dopo l’Unità d’Italia a Picerno, un paesello dell’alta Basilicata, che a quei tempi contava appena tremila anime. Erano gli anni in cui il Regno delle Due Sicilie era stato invaso dalle truppe piemontesi e annesso al Regno d’Italia, nonostante la strenua ed impari lotta della popolazione fedele a re Francesco II. Ho appurato questa triste storia leggendo “La conquista del Sud”, un appassionante romanzo di Carlo Alianello [1], che ha descritto il “Risorgimento meridionale” con inusuale dovizia di particolari e con un singolare ed impareggiabile trasporto emozionale. Il libro è pieno di episodi di struggente ed inaudita crudezza, […]

La joint venture della mia fanciullezza

La joint venture della mia fanciullezza

La locuzione sostantivale “joint venture”, mutuata, al pari di tante altre, dalla terminologia inglese, ma ormai divenuta di uso comune in tutto il mondo, dà, di primo acchito, l’impressione di qualcosa di complicato, difficile. Invece, com’è noto, tradotta in italiano, può significare, anche e semplicemente, alleanza, collaborazione. Ad ogni modo, vocabolo a parte, nella specifica fattispecie è il caso di osservare che i linguisti anglo-sassoni non hanno scoperto proprio niente di originale. I miei nonni materni, i quali vivevano insieme con i sei figli in una modesta abitazione a piano rialzato, fino a quando non sono divenuti vecchi o inabili, hanno sempre allevato una capretta, che, di giorno, conducevano immancabilmente al libero pascolo nei […]

Ziti e zite di ieri, fidanzati e … fidanzate d’oggi

Ziti e zite di ieri, fidanzati e … fidanzate d’oggi

Nello scorso secolo, più precisamente per tutta la sua prima metà, al paesello, la composizione classica dei nuclei famigliari era di otto unità, ossia marito, moglie e sei figli. In taluni casi, si arrivava a nove dieci membri e, eccezionalmente, finanche oltre; rari, invece, i focolari meno affollati. In linea con la tendenza generale, sei figli, fra maschi e femmine, avevano procreato pure i miei nonni materni. Intorno al 1947, ben tre degli zii, zia R., zia V. e zio T. erano impegnati con i rispettivi “ziti” e “zita”. All’epoca, l’accezione fidanzato/fidanzata era pressoché sconosciuta, comunque non usata, si usava dire, giustappunto, “tenere u zitu” e “tenere a zita”. L’espressione “fare l’amore” […]

Da Marittima: voci, volti, figure, sensazioni ed emozioni

Da Marittima: voci, volti, figure, sensazioni ed emozioni

Marittima, piccola e amena località del Basso Salento, si presenta, per un cospicuo tratto del suo perimetro territoriale, come incorniciata da un susseguirsi di scogliere, seni, calette e anfratti, un mare letteralmente da favola. In aggiunta, annovera apprezzabili attrattive naturali e paesaggistiche, fra cui vecchie torri costiere d’avvistamento e spettacolari sempre verdi distese d’ulivi, dalle vivide sfumature argentee, rese scintillanti dai riflessi dei raggi solari. E, però, nella circostanza, al comune osservatore di strada, viene l’estro di soffermarsi su una connotazione del paesello solitamente sottaciuta, un aspetto incorporeo, in altre parole sulla sua anima. Una bozza di rosario distintivo e descrittivo senza tempo, una copertina di semplici meditazioni, riflessioni e ricordi, […]

La Chiesa di Sancta Maria De Templo in Galatina

La Chiesa di Sancta Maria De Templo in Galatina

Sosteneva il compianto Donato Moro, riconosciuto esperto di fonti salentine, che qualora emergesse conflitto tra un documento comprovato ed una tradizione «non possono permanere incertezze di sorta: deve essere messa da parte la tradizione, anche se solenne per il suo protrarsi nel tempo»[i]. È proprio questo il caso della scomparsa chiesa di S. Maria del Tempio di Galatina che una antica “tradizione” storica, risalente a Michele Montinari nella sua Storia di Galatina[ii], la vuole collocata in piazza Vecchia e che ora, al rinvenimento in quell’area di un edifico sacro [?] diruto, una sparuta schiera di novelli proseliti ed accoliti di quella “tradizione” non solo ritiene di aver individuato l’esatta ubicazione […]

Pingula, pingula, barbaria

Pingula, pingula, barbaria

Pingula, pingula, barbaria, vi ce dice la mescia mia, la mescia mia, la Pignatara, vi ce dice la cucchiara, la cucchiara netta netta, vi ce dice la trummetta, la trummetta tuu, tuu, essi fori, ca tocca a tu. Leggibilmente, pingula, pingula, barbaria (traduzione sconosciuta), vedi che dice la mia maestra, la mia maestra, la Pignatara, vedi che dice il cucchiaio, il cucchiaio pulisce pulisce, vedi che dice la trombetta, la trombetta che fa tuu, tuu, esci fuori perché tocca a te. Una filastrocca alla buona vuota di significati e nessi e, perciò, leggera, autenticamente d’altri tempi, sopravvissuta a stagioni, abitudini, modi d’essere, soli e cieli lontani. E però, ricca della forza del […]

Il Risorgimento Italiano. La sottomissione e l’umiliazione dei meridionali

Il Risorgimento Italiano. La sottomissione e l’umiliazione dei meridionali

Dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, l’annessione del Meridione al Regno di Sardegna fu legittimata istituendo un plebiscito-farsa per ottenere dagli stati europei il loro beneplacito, ammantando ogni cosa con una veste di legalità. Il 21 ottobre 1860, il popolo duo-siciliano fu chiamato ad esprimere il proprio parere sull’annessione al Regno di Sardegna. Come era nelle previsioni, gli elettori si dichiararono favorevoli a larghissima maggioranza, legalizzando in tal modo il passaggio della sovranità dai Borbone ai Savoia. Ad onor del vero, al plebiscito partecipò solo il 19% della popolazione attiva, rappresentato esclusivamente dalle classi sociali agiate, soprattutto borghesi, buona parte delle quali era di stampo liberale. Nonostante ciò gli […]

La manualità istintiva di Pietro Coroneo

La manualità istintiva di Pietro Coroneo

Le mani di un artista riescono a raccontare più delle parole. Le mani di Pietro Coroneo evidenziano i solchi tracciati dai percorsi  della vita, la fatica del lavoro,  la ricerca della felicità attraverso la creazione. Ogni esperienza ha segnato una tappa della sua  crescita  umana, culturale, artistica: i tanti mestieri  svolti sin dall’età di dodici anni, il servizio militare, lo studio da autodidatta. Ma il legame più forte,  continuo, indissolubile, è con la Terra. Coroneo afferma che la Terra è madre ed egli si sente figlio della sua Terra. Come figlio le è grato per quello che gli ha insegnato e donato. Fonte di sostentamento per la famiglia, giacimento di tesori […]

La ricerca artistica e l’impegno sociale dello scultore Gino Congedo

La ricerca artistica e l’impegno sociale dello scultore Gino Congedo

L’arte di Gino Congedo  si muove sul doppio percorso della ricerca artistica e dell’impegno sociale. Dopo aver ricevuto le prime nozioni, nel campo della scultura, dal maestro Umberto Palamà (1912-1995), nell’Istituto Statale d’Arte “G. Toma” di Galatina (Lecce) – suo paese natale – Congedo, nelle prime composizioni plastiche, esibisce forme accademiche, permeate di classicismo, per poi sviluppare, negli anni a venire, uno stile del tutto personale, asservendo il proprio innato amore per la pratica scultorea alle più aggiornate tendenze contemporanee. Tra l’altro, nelle sue prime esperienze artistiche, Congedo rimane impegnato nella ritrattistica ispirandosi a Vincenzo Gemito (1852-1929),  autore di opere nelle quali l’artista napoletano ottiene, in maniera quasi istintiva, l’indole popolare […]

Mestieri che furono: “U conza limmi! U ‘ggiusta cofini!”… e non solo

Mestieri che furono: “U conza limmi! U ‘ggiusta cofini!”… e non solo

“U conza limmi!, U ‘ggiusta cofini!”. Non sono parole o frasi misteriose, astruse e stravaganti, si tratta semplicemente dell’annuncio con cui un artigiano ambulante del Capo di Leuca si  presentava agli abitanti del paese natio dello scrivente. L’anzidetto lavoratore, con giri periodici, faceva su e giù per tutta la zona, mettendo a frutto la propria abilità manuale, in virtù della quale pensava in cuor suo di poter utilmente corrispondere alle usanze, alle attese e al regime di gestione vigente in seno alle famiglie. “U conzalimmi!, U ‘ggiusta cofini!”, gridava. Traducendo, il personaggio incitava i residenti ad approfittare del suo passaggio e li invitava a portargli gli eventuali accessori o attrezzi domestici in […]